Siniscola, storia minima. Parte I

Presentare il proprio paese sembrerebbe uno dei compiti più facili, perché dovrebbe esserci di guida l’amore per la terra dove si è nati e le radici dove affonda la nostra stessa esistenza.
Ma se la consapevolezza dell’appartenenza ci riempie l’anima essa però deve trasformarsi in parole che siano capaci di trasmettere agli altri il desiderio di visitare e conoscere questa bellissima terra.

Siniscola che si estende su un territorio di una vastità di quasi ventimila ettari rappresenta un grande contenitore dei paesaggi più vari, dalle guglie calcaree del Monte Albo che salgono fino a 1127 metri, alle colline e alle fertili pianure che digradano verso una costa di circa 25 chilometri, dove spiagge di sabbia bianca finissima si alternano a scogliere scistose e poi a tratti di rocce granitiche di uno spendente colore rosa.

Dopo il capoluogo Nuoro è il paese più popolato con circa dodicimila abitanti e con le meravigliose frazioni di La Caletta, Santa Lucia, Capo Comino e Berchida.
Il suo nome si perde nelle varie interpretazioni: da una banale unione di due cognomi, ad un improbabile latino Finis Collis fino a quello più probabile di origini bizantine con il significato di confine territoriale di una regione o di una legione.

Dalle osservazioni di vari studiosi appare che il nostro territorio fosse abitato fin dalla preistoria e che nel prenuragico l’uomo che ha abitato Siniscola vivesse soprattutto nelle caverne, ove in molte si sono trovate tracce della sua esistenza e del suo passaggio e poi abbia successivamente seguito le orme della civiltà nuragica, con l’acquisizione della lavorazione del bronzo, della costruzione dei nuraghi, delle tombe classiche collettive di “domus de janas” e “tombe di giganti”.

Dà l’impressione di un territorio eminentemente pacifico, senza grandi espressioni ma anche senza gravi decadenze, con contatti tranquilli con i vicini e che salvaguardava la sua sicurezza con una cinta di 35 nuraghi che traguardavano la vallata verso il mare e verso i monti.
L’elencazione di questi nuraghi e degli altri monumenti sarebbe oltremodo lungo e sicuramente dovrebbe far parte di una guida di presentazione del paese, ma faccio eccezione per un monumento particolare che è invece il rifugio ipogeico, cioè sotto terra, sembra unico in Sardegna, denominato “Sa Prejone ‘e s’Orcu” inserito in un canalone pieno di detriti calcarei del nostro monte.

Come tutta la Sardegna anche il nostro territorio conobbe influenze e invasioni caratteristiche: Greci, Semiti, Punici ed Etruschi e poi i Romani, che finalmente dettero il nome di Liquidonenses (probabilmente da Portus Liquidonis) agli abitanti di queste zone.
Dopo la dominazione romana non si trovano tracce di altre invasioni e probabilmente le popolazioni riacquistarono la loro pace sonnolenta fino alla costruzione del vero villaggio di Siniscola, che all’inizio fu comunque legato al castello di Posada, per poi via via affrancarsi e diventare il paese più importante fino ad essere capoluogo di mandamento e dal punto di vista ecclesiastico sede della Forania.

Il Medioevo è la parte storica meno conosciuta del paese, forse perché Siniscola come tale non esisteva ancora, mentre vi erano tutto intorno svariati villaggi i cui nomi sopravvivono ancora in vari toponimi.
Il villaggio di Siniscola comincia probabilmente a sorgere dopo l’anno mille, mentre qualche notizia la troviamo relativamente al Porto di Santa Lucia, dove all’inizio del secolo XI vi sbarcarono i Pisani, comandati da Vittore Ricucci e poi invece il 30 marzo del 1263, e questo dato sembra certo, vi sbarcò l’Arcivescovo di Pisa e Primate di Sardegna Federico Visconti, che fu ricevuto da un rappresentante del Giudicato di Gallura e dal vescovo di Galtellì Gregorio Guiso.
Queste notizie ci confermano l’esistenza a Santa Lucia di un vero e proprio porto, intermedio tra gli scali della Sardegna Settentrionale e di quella Meridionale.

torre santa lucia siniscola

Arrivarono poi i periodi dei Giudicati e Siniscola faceva parte del Giudicato di Gallura e Curatoria di Posada, mentre dal punto di vista ecclesiastico apparteneva prima alla Diocesi di Galtellì, successivamente all’Arcivescovado di Cagliari fino alla ricostituzione della Diocesi di Nuoro-Galtellì nella seconda metà del settecento.
Alla fine dei Giudicati si impose la dominazione spagnola e le sue coste furono preda delle incursioni saracene e dei mori fino al XVIII secolo: ne rimane una significativa testimonianza nella bellissima torre aragonese di Santa Lucia.

Nel frattempo a metà del 1660 la Famiglia Masones acquisì il feudo della Baronia di Posada, di cui Siniscola faceva parte, e che terrà fino al 1836.

La storia del nostro paese continua poi come le microstorie di tante altre località e, a parte il Quinque Libri ecclesiastici, ci rimangono le descrizioni dei vari viaggiatori, dal piemontese La Marmora fino all’inglese D.H. Lawrence agli inizi del secolo scorso.

La prima guerra mondiale rappresentò i primi importanti contatti con il mondo esterno, che proseguirono poi fino alla moderna omologazione di valori e costumi, anche se rimangono vivi gli antichi usi e le vecchie tradizioni. (…segue Parte II)

Antonio Murru

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