Un pellegrinaggio civile

A questo link la storia di Telejato

Un pellegrinaggio civile: da via D’ Amelio a Telejato

La mattina del 20 agosto è stata particolarmente carica di emozioni, una di quelle giornate che ti restano dentro per sempre.
Avevo già visitato i luoghi di Via D’Amelio, con il suo commovente murales e l’ulivo, e la stele sull’autostrada Palermo-Capaci, dedicata al giudice Giovanni Falcone, a sua moglie e alla loro scorta. Quei luoghi sono santuari di memoria e dolore.

La tappa successiva, però, si è rivelata ancora più sconvolgente: alle 11:00 siamo arrivati a Partinico, dove ha sede Telejato.
Ad accoglierci non c’è stata una segretaria o un addetto stampa, ma il direttore in persona, Pino Maniaci.

Ci ha aperto il cancello della villa, che un tempo era proprietà del boss mafioso Giovanni Brusca, oggi purtroppo libero.
Entrare in quel luogo è stato come fare un balzo nel passato, in una storia di violenza e di coraggio.

L’edificio è un vero e proprio murales vivente, ogni parete esterna è un tributo ai giornalisti vittime della mafia, un promemoria visibile e potente della lotta che in questo Paese è ancora in corso.


Una volta varcata la soglia, l’atmosfera si è fatta ancora più densa.

Maniaci ci ha accompagnato all’interno, mostrandoci gli ambienti che un tempo erano il rifugio del latitante Giovanni Brusca.
Era incredibile pensare che quelle stanze, oggi piene di vita e di significato, nascondessero un passato così oscuro.

Ci ha mostrato i nascondigli, e poi, con un’espressione grave, ha indicato una botola.
Quella botola, ci ha spiegato, era il nascondiglio in cui era tenuto prigioniero il piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio di un pentito, prima di essere brutalmente ucciso.

Ma la visita ha preso subito un’altra piega.
Siamo entrati nella grande sala che ospita la sede operativa di Telejato. È qui che avvengono le registrazioni, in un ambiente che è un inno alla legalità.
Le pareti sono dominate da due gigantografie dei giudici Falcone e Borsellino, quasi a voler simboleggiare che il loro spirito guida ancora la missione di questa emittente.

Le stanze di Giovanni Brusca, che un tempo erano il teatro di trame mafiose, oggi sono a disposizione dei ragazzi che seguono uno stage per diventare giornalisti.

Gli armadi che una volta nascondevano armi e munizioni, ora sono pieni di videocassette e filmati degli anni di lotta di Telejato.

È una trasformazione incredibile, un simbolo tangibile di come la cultura e l’informazione possano sconfiggere la violenza e l’ignoranza.
La visita è proseguita nella stanza adibita a biblioteca, un luogo dove la DIA ha donato migliaia di libri sulla mafia.

Lì, in mezzo a testi che raccontano la storia di questa piaga sociale, c’erano gli strumenti di lavoro di Peppino Impastato il microfono e il mixer di Radio Aut.

Il suo microfono era lì a testimoniare il suo coraggio e la sua vita dedicata alla lotta contro la mafia. Non sono stati solo oggetti, ma la rappresentazione di un’eredità che continua a ispirare e a motivare chiunque creda nella giustizia.


I luoghi del sacrificio per la giustizia, come la stele di Capaci e l’ulivo di Via D’Amelio, sono diventati autentici santuari della legalità.

Lì, il sacrificio dei martiri della Giustizia, come i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, insieme alle loro scorte – Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, e Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina – si fonde con la memoria e l’impegno dei visitatori.

Questi pellegrinaggi civili non cercano un miracolo, ma onorano il coraggio di chi ha scelto di morire per un ideale.


Cristina Oggiano

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