LE COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI: INCENTIVI PER COMBATTERE POVERTÀ E CAMBIAMENTO CLIMATICO
Siamo stati abituati a pensare che l’energia sia un bene che possono permettersi solo quelli che riescono pagare le bollette.
In realtà, l’energia deve essere considerata un bene comune.
Tutti devono poterne usufruire, a prescindere dal loro reddito.
Questo è il primo motivo per cui l’Unione Europea ha deciso di promuovere delle normative che consentono ad una Comunità di produrre in autonomia l’energia di cui ha bisogno, senza doverla pagare a caro prezzo agli unici e soli fornitori che fino ad oggi hanno dominato il mercato.
L’ulteriore obiettivo della UE è quello, ormai non più rimandabile, della lotta al cambiamento climatico.
Infatti, la produzione di energia da fonti fossili contribuisce all’emissione in atmosfera dei cosiddetti “gas effetto serra”.
Dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri l’uomo ha immesso in atmosfera enormi quantità di gas serra (effetto serra antropico).
Principalmente CO2, proveniente dall’uso di combustibili fossili (petrolio, carbone, gas), ma anche metano, proveniente ad esempio dall’agricoltura intensiva e dalle discariche a cielo aperto. Nello stesso periodo, la temperatura media superficiale della terra è aumentata più o meno costantemente, raggiungendo 1,1 °C in più rispetto al periodo preindustriale.

Gli effetti più evidenti del cambiamento climatico sono sotto gli occhi di tutti: fenomeni di siccità sempre più gravi, aumento degli incendi boschivi, incremento della frequenza degli eventi meteorologici estremi come le inondazioni o le trombe d’aria. Ma anche lo scioglimento delle calotte polari, che sembra così lontano da noi, è in corso e, con il tempo, comporterà l’innalzamento del livello del mare che, per chi vive sulle coste, significherà dover cambiare casa, come già succede in alcune parti del mondo.
Per i motivi elencati, è fondamentale approfittare della opportunità che l’UE ci ha fornito con la Direttiva “RED II” (Dir. UE 2018/2001), una norma europea che impone agli Stati Membri di disciplinare la produzione di energia da fonti rinnovabili, per superare gradualmente la dipendenza dalle fonti fossili che, peraltro, come cittadini europei abbiamo dovuto pagare a caro prezzo a fornitori che non brillano per la loro etica (es. Russia).
La Direttiva “Red II” è stata recepita nell’ordinamento italiano con il Decreto Legislativo n. 199/2021 e resa successivamente operativa con il Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) 7/12/2023, in vigore dal 24/01/2024 e, recentemente, ulteriormente integrata dal Decreto MASE 16/05/2025.
Questi provvedimenti rendono possibile la realizzazione di Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione di Energia da fonti Rinnovabili (CACER). In altri termini, riconoscono il diritto dei cittadini di produrre in autonomia l’energia, di consumarla e di mettere a disposizione di terzi l’energia in eccesso, sia individualmente o come condòmini sia come Comunità.
In particolare, incentivano la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) che hanno come obiettivo principale quello di fornire benefici ambientali, economici, sociali a livello di comunità ai propri soci o membri o alle aree locali in cui opera la comunità e non quello di realizzare profitti.
La CER non può quindi nascere come società con scopo di lucro ma può essere costituita in forma di:
– Associazione non riconosciuta (senza personalità giuridica);
– oppure, Associazione riconosciuta (con personalità giuridica);
– oppure, Cooperativa (con scopo mutualistico);
– oppure, Fondazione.
La CER è quindi un soggetto di diritto autonomo, dotato di uno Statuto e di un Regolamento, il cui controllo può essere affidato, fra gli altri, a Enti Religiosi e Amministrazioni Locali.
Possono partecipare alla CER anche le famiglie a basso reddito o vulnerabili, oltre che cittadini, piccole e medie imprese (per le quali la partecipazione alla CER non costituisca l’attività commerciale e industriale principale), anche partecipate da enti territoriali, associazioni, aziende territoriali per l’edilizia residenziale, istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, aziende pubbliche di servizi alla persona, consorzi di bonifica, enti e organismi di ricerca e formazione, enti religiosi, enti del terzo settore e associazioni di protezione ambientale nonché le amministrazioni locali individuate nell’elenco delle amministrazioni pubbliche predisposto dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT). Le grandi imprese possono far parte di una CER solo come produttori, non come membri.
Ma quali sono i vantaggi di fare parte di una CER?
Di seguito si elencano i principali:
– Il prosumer (produttore e consumatore di energia), cioè un privato o un’impresa o un’associazione che, dopo la costituzione di una CER locale, ha installato un impianto fotovoltaico o ha intenzione di installarne uno, se diventa membro della CER ottiene un incentivo economico in più rispetto a quello che ha dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) per l’energia immessa in rete
– Il consumatore che diventa membro della CER ha un vantaggio economico che può aiutarlo a coprire parte delle spese dell’energia.
– L’energia che il prosumer non consuma viene virtualmente messa a disposizione dei membri della CER che potrebbero essere famiglie che non riescono a sostenere il costo di acquisto di un impianto o famiglie in povertà energetica
– L’ingresso di nuovi membri è gratuito (salvo che lo Statuto non preveda un contributo).
– L’uscita dalla CER è sempre possibile.
– Aderendo alla CER come membri si ottiene il diritto di votare in Assemblea.
– Chi sceglie di entrare come membro della CER non deve cambiare il proprio fornitore di energia.
Più siamo, più produciamo e più consumiamo…più abbiamo incentivi!
Infatti, se i consumatori membri della CER consumano tutta l’energia messa a disposizione da altri membri prosumer o produttori della CER, l’incentivo che la CER riceve è massimo.
Qui di seguito un esempio fornito dal GSE che spiega come opera la condivisione dell’energia incentivata fra i membri di una CER:

(Fonte: GSE, webinar 6/03/2024)
Questo è anche un ottimo momento per scegliere di investire in pannelli fotovoltaici.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha infatti recentemente esteso anche ai Comuni fino a 50.000 abitanti il contributo PNRR pari al 40% delle spese sostenute per la realizzazione di un impianto fotovoltaico (o il potenziamento di un impianto esistente) con la finalità di inserire tale impianto all’interno di una CER (DM 16/05/25, n. 127). In questo caso, l’impianto deve essere completato entro il 30 giugno 2026 ed entrare in esercizio entro 24 mesi dalla data di completamento dei lavori e comunque non oltre il 31 dicembre 2027.
L’avvio di Comunità Energetiche Rinnovabili in Sardegna è un progetto di sicuro successo: il sole non manca, le persone non hanno perso il senso di appartenenza ad una Comunità e la voglia di rendersi autonomi è insita nell’animo dei Sardi.
Investire nel fotovoltaico e promuovere CER, magari da parte di Comuni e Parrocchie, potrebbe davvero contribuire a rendere i sardi autonomi nella produzione dell’energia da fonti pulite e realizzare il sogno di far diventare l’energia un “Bene Comune”.
A cura di Elisa Pau
Esperta in materia di Sostenibilità ed Economia Circolare
Vice Presidente della CER “Energia Bene Comune” di Nonantola (MO)
Per approfondire
https://www.avvenire.it/chiesa/chiesa-italiana/la-sfida-delle-parrocchie-ecologiche_67583
https://www.osservatoriocer.it






