La Sede Generalizia della Congregazione delle Suore di N.S. della Mercede, dalla capitale, aveva imposto alla fine del 1958 e con decorrenza dal 1 gennaio dello stesso anno, di redigere e aggiornare un Registro contenente le date di arrivo e di partenza delle suore nelle varie Case, con dettaglio di provenienza e destinazione. Naturalmente, anche la comunità locale iniziò a creare il suo, formandosi così un elenco di grandissimo valore storico che documenta il passaggio a Siniscola di ogni singola religiosa, sin dall’istituzione della Casa nel 1949. Oltre alle fondatrici, se ne contano ancora una sessantina.

Almeno una, però, manca all’appello: si tratta della Rev.ma Suor Angela. In una comunicazione del 2 febbraio 1952 risulta referente dell’Asilo Infantile di Siniscola ma stranamente non compare nell’elenco e non è chiara la ragione. Potrebbe non aver mai dimorato effettivamente in paese oppure averlo fatto per un breve periodo e omessa per dimenticanza, vista la ricognizione pretesa dall’Ordine solo diversi anni più tardi.
Fatto sta, che il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno si rivolgeva proprio a lei, nel comunicare il diniego a una richiesta di fondi per la ristrutturazione dei locali della scuola. Erano i primi sforzi, concreti, di chi doveva fare qualcosa per contrastare la decadenza tutto intorno. Suor Angela era tra questi e richiamandola nella mia ricerca, sento di restituirle qualcosa di importante: il suo posto in quel Registro e la memoria che si era persa.
La comunicazione del 1952 è interessante anche per un altro aspetto.
E’ citata una legge che finanziava opere pubbliche di interesse per gli Enti Locali, la n. 589 del 3 agosto 1949. Si precisava che per accedere ai fondi, l’asilo doveva essere riconosciuto come Ente Morale (rif. a persona giuridica) ed essere affidato alle suore dal Sindaco del proprio comune, in una forma di gestione diretta. Di questa missiva non si trova seguito ma il suggerimento di sfruttare il corridoio pubblico non era passato inosservato e l’intrusione dell’Amministrazione comunale tra gli interlocutori dell’asilo lo si vede di frequente, da quel momento in avanti, assumendo le vesti di garante e qualche volta anche di benefattore.
In una lettera del 21 luglio 1955 indirizzata al Prefetto di Nuoro, si legge che l’asilo infantile era sorto per iniziativa (appunto) dell’Amministrazione comunale e del Mons. Raimondo Calvisi, parroco di Siniscola dal 16 agosto 1940 al 1 maggio 1955. Quest’ultimo, vero artefice della storia che sto raccontando, non viene mai più ricordato nei documenti a mia disposizione, ma c’è una frase che può dirci tanto della sua determinazione e bontà: “l’aveva fortemente voluta.”
A scriverlo, appena 14 giorni dopo il suo insediamento a Siniscola, avvenuto esattamente il giorno 7 dello stesso mese di luglio 55, era stato il nuovo parroco Don Diego Calvisi, subito all’opera per fare il bene della nostra comunità al fianco delle suore Mercedarie. E ne farà tanto, negli anni a venire, come presidente dell’asilo e come parroco, fino al 1 agosto del 1980, quando partirà missionario in Argentina.
In un conto economico riferito al 1954 è lo stesso Don Calvisi a certificare che le entrate dell’asilo ammontavano a sole 435mila delle vecchie lire mentre le uscite superavano il milione, per un deficit impossibile da affrontare senza l’intervento esterno. Spiegava che i mezzi impiegati erano forniti sia in viveri dall’Amministrazione Provinciale di Nuoro per gli aiuti Nazionali e Internazionali, e dalla Pontificia Opera di Assistenza, sia in denaro dall’Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia (ONMI) e dal Prefetto di Nuoro. Non mancavano poi le offerte di singoli cittadini o di qualche azienda locale, sensibili per animo proprio o forse incoraggiati dallo stesso parroco. Insignificante invece, la retta che alcuni bambini pagavano mensilmente.

Alcuni passaggi del suo resoconto entrano nel vivo della gestione, ad esempio sull’orario di permanenza a scuola, dalle 9 alle 16, e su quello che veniva offerto in refezione: “i bambini usufruiscono giornalmente della minestra, pane con marmellata o formaggio, e carne, a seconda delle assegnazioni ricevute“. Poi si precisava, “ma possiamo accogliere solo 200 bambini mentre quelli che fanno richiesta sono circa 500″. Quel documento contabile doveva essere trasmesso al Prefetto di Nuoro e non c’era occasione migliore per denunciare quello che si era fatto ma, soprattutto, quello che non si era potuto fare per mancanza di risorse.

Negli anni ’50 e ’60 il grido di aiuto è sempre lo stesso: abbiamo bisogno di tutto.
Ma è un grido che arriva lontano e mai nella mia vita avrei immaginato di vedere insieme così tanti illustrissimi Onorevoli, Dottori, Presidenti e Ministri, tutti disturbati con l’autorevolezza di chi non parla per sé ma per il bene di una comunità di bambini in gravi condizioni di povertà.

Non hanno risparmiato nessuno: Ill.mo Signor Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi; Onorevole Salvatore Mannironi, Sottosegretario ai trasporti; Onorevole Presidente del Consiglio dei Ministri Prof. Antonio Segni; Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica; Rev/mo Monsignor Ferdinando Baldelli, Presidente Generale POA; Ill.mo On. Angelo Corsi, Presidente della Previdenza sociale; Presidente ECA; CIF Centro Italiano Femminile; Ministro dei Lavori Pubblici, Assessore Pubblica Istruzione Onorevole Pierina Falchi e moltissimi altri ancora.
A ogni foglio cerco di dare la giusta importanza.
Si percepisce la speranza di essere efficaci e mi soffermo sulle parole che sembrano uscite direttamente dal cuore.
A un certo punto, mi capita tra le mani una lettera molto lunga, scritta da Suor Maria Annunziata Gangalanti pochi giorni dopo il suo trasferimento in un povero asilo di Siniscola, come lo definiva lei stessa:
“Perdoni il mio ardire nell’indirizzarle la presente, ma creda, le condizioni pietose in cui vive l’infanzia in questo paese mi fanno osare ogni cosa, disturbare tutti, purché si riesca a fare un po’ di bene a questi piccini. Non avevo mai visto tanta miseria“.
Nella dolorosa missiva, indirizzata al Provveditorato alle opere pubbliche di Cagliari, Suor Annunziata cercava aiuto per sistemare una parte di solaio dell’aula più grande, crollato a causa delle continue piogge. “Ringraziando il Signore i bambini erano nel cortile, altrimenti chissà quello che succedeva”. Il particolare davvero singolare della sua lettera è il destinatario, non lo conosce. Lo descrive così: “Quel signore che è nel Provveditorato, tanto buono e più di tutto cattolico. Non ricordo il nome. Va tutte le mattine a servire la S. Messa alla Chiesa di San Francesco a Cagliari, in Via Roma”.
Gli ostacoli di quel tempo complesso e faticoso potevano rappresentare un muro, eppure, c’erano angeli sulla terra che semplicemente li spostavano.
Genni Piras














