San Giacomo – Parte I

APPUNTI PER UNA STORIA DI SAN GIACOMO A SINISCOLA

Nel mettere mano a questa prima ricerca sulla Chiesa attuale di San Giacomo di Siniscola, su gentile richiesta dei priori dell’anno 2019 Lorenzo Pau e Roberto Biancu, non ho nascosto l’estrema difficoltà del reperimento di documentazione adeguata per poter abbozzare un percorso.

Statua di San Giacomo Maggiore, conservata presso la Chiesa di San Giacomo di Siniscola-

Vista la mancanza di notizie nell’Archivio Parrocchiale, risulta pressoché impossibile imbastire anche solo una microstoria di questa piccola Chiesetta che la fede dei siniscolesi, sollecitata dal Rettore Salvatore Carboni, edificò nell’arco di un anno da ottobre 1860 a ottobre 1861.

La modesta collina dove essa sorge permette comunque di considerarla sentinella ai confini del nostro territorio e garante di una devozione al Santo Apostolo che risale nei secoli e che ancora oggi non si è interrotta.

Anche la ricostruzione dell’elenco dei nomi dei priori succedutisi nel tempo, che pur incompleto inseriremo nella puntata finale, è diventata una difficile impresa. Esso viene iniziato con la speranza che si possano riempire i moltissimi spazi vuoti con il contributo di tutte le lettrici e i lettori di questo blog.

L’augurio è che si possa seguire questo esempio, iniziando per ogni Chiesa di Siniscola un piccolo quaderno da tramandare a chi verrà dopo di noi e, nonostante la povertà iniziale, di poterlo arricchire nel tempo.

Confidiamo, come la costruzione di questa Chiesa dimostra, nella grande buona volontà di tutti i nostri concittadini.




Antica religiosità di Siniscola.

Fin dall’inizio della storia cristiana del paese di Siniscola, sembra vi sia stata una particolare predilezione per gli apostoli di Gesù.
Soprattutto per San Pietro, al quale vennero dedicate tre chiese, una in località Sedduri, un’altra a Luittu, dedicata anche alla Madonna della Salute, e l’altra, che pare fosse la Cattedrale dell’antica Diocesi di Sannofer, che lo storico e giurista Arrigo Solmi, secondo una sua intuizione storica, data nel VII/VIII secolo e colloca nel territorio di Sinnafrè, presso Siniscola.
Questa Diocesi rimasta forse fino all’ottavo secolo, venne poi sicuramente spostata, per motivi di sicurezza e possibilità di difesa, al paese di Galtellì.
Se questa ipotesi fosse vera la serie di colline e vallate prospicienti il mare e la fertile pianura di Berchida, non solo ospitavano la cattedrale del primo apostolo e papa, ma anche un’altra chiesa, dedicata a San Giacomo Apostolo, i cui ultimi ruderi sono ancora visibili, assieme alle tracce di qualche centro abitato, nell’omonima località di Santu Jacu Etzu.

Teschio di origine sconosciuta conservato presso la Chiesa di San Giacomo di Siniscola.

Tracce storiche di questa chiesa sono riferite anche da Monsignor Ottorino Alberti, che la colloca vicino al villaggio medioevale di Rempellos, sempre nel salto di Siniscola prospiciente il mare.

Sicuramente essa esisteva nei primi del 1600, quando si trovano notizie di alcuni priori che se ne occupavano, quali Pedro Corrias e Antoni de Coronas prima e poi Boricu Murru e Lleonart Cossu.

Ne troviamo ancora menzione nel 1606, quando tale Pedru Corrias “lassat a Santu Cristolu cale est intro de S. Jagu unu soddu”.




Trattasi sicuramente di una statua collocata all’interno di San Giacomo e proveniente dalla chiesa omonima di San Cristoforo, le cui rovine venivano attestate da Vittorio Angius (autore del Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, Torino 1833 e ss)in località Muruddu.



La Chiesa di Santu Jacu Etzu.

Santu Jacu Etzu, foto di Franco Stefano Ruiu.

Vari accenni si trovano per questa chiesa nel 1700, quando il Rettore Dr. Simon Ventura (1729 – 1754) la definisce “indecentissima” e biasima i priori, che si preoccupavano soltanto di celebrarvi la festa e cioè di farvi il pranzo per sé e per i loro parenti e amici e quando un tale Giovanni Battista Pau dispone a favore della stessa un lascito nel suo testamento.

A circa metà del 1800 abbiamo testimonianza dai sacerdoti Deiana e Puxeddu, che avevano fatto un sopralluogo in tutte le chiese rurali del territorio siniscolese, che la Chiesa di San Giacomo, pur essendo piccola e bisognosa di qualche riparazione sul tetto, era per il resto in buono stato, per cui è da credere che vi si celebrasse ancora la festa e vi si dicesse messa.


La nuova Chiesa di San Giacomo

Probabilmente San Giacomo rimase qualche decennio senza una chiesa a lui dedicata e nel frattempo la sua statua, proveniente dal tempio ormai in rovina fu mandata a restaurare. Al suo ritorno, il Rettore di Siniscola (1857 – 1871) Teol. Dr. Salvatore Carboni ebbe l’idea di proporre ai suoi fedeli la costruzione di una nuova Chiesa da dedicare all’apostolo.
Essa fu iniziata il 17 ottobre 1860, fu portata a termine e benedetta esattamente un anno dopo il 17 ottobre 1861.


Sorge su una collinetta che domina tutta la vallata che parte dal Rio Locoli, fa vista fino al mare e guarda alle terre di Pauleddas, allora ancora coltivate dai contadini di Siniscola, che dovettero abbandonarle alla conclusione di una vicenda giudiziaria tra il nostro Comune e quello confinante di Irgoli.
Fu anche questa una delle cause di quella rivoluzione siniscolese del 1906, che vide protagonista tutta la cittadinanza nella ribellione contro le autorità costituite, sia civili che religiose.
In quegli anni del 1800 molti pastori e contadini frequentavano quella parte di “Su sartu ‘e susu” da cui traevano sostentamento per le proprie famiglie, ma che rappresentava un pericolo per le improvvise piene di quel fiume, in cui si contavano molti morti per annegamento.
Quest’ultimo fatto fu all’origine anche della costruzione di questo tempio, che avrebbe potuto offrire rifugio e riparo a quelli a cui il fiume impediva il rientro in paese.

Per completare la storia di quegli inizi riportiamo qui di seguito e in versione integrale la relazione che il Rettore Carboni inviò alla Curia di Nuoro per chiedere l’autorizzazione al Vicario di poter procedere alla consacrazione della Chiesa.

La relazione è conservata nell’Archivio della Diocesi di Nuoro, nella cartella Siniscola ed è oltremodo interessante sia per l’entusiasmo del Parroco che riflette lo stato d’animo di tutti i siniscolesi, sia per le notizie anche di carattere archeologico sul territorio circostante.
Essa ci fa inoltre capire la grande devozione del popolo che allo stesso modo contribuì sicuramente alla costruzione delle numerose chiese, campestri e no, presenti a Siniscola.

RELAZIONE DEL RETTORE SALVATORE CARBONI SULLA COSTRUZIONE DELLA CHIESA DI SAN GIACOMO E RICHIESTA PER LA BENEDIZIONE.

Siniscola addì 15 settembre 1861
Ill.mo Revd.mo Monsign. Vicario
Oggetto: Relazione sull’erezione di una nuova Chiesetta rurale all’Appostolo S. Giacomo, e facoltà di poterla benedire.

Allegro e contento, come colui che dopo lumgo e dubbioso viaggio arriva alla proposta meta, faccio conoscere alla S.V. Illma Revdma, che non ostante gli ostacoli con parole e gesti posti da poche e ben conosciute persone, la Chiesetta rurale di San Giacomo Appostolo è recata a compimento.
Non sarà discaro alla stessa S.V. un cenno sull’andamento di detta Chiesa. Riportata la statua del Santo Titolare della medesima da Terraferma ove fu mandata per abbellirla; è a tutti piacciuta oltre modo, nacque inaspettato il desiderio di farli una nuova Chiesa in campagna. Colto il destro feci venire in casa circa trenta persone rustiche, che sembravano piene di buona volontà, ed abbiamo combinato insieme il modo da poter effettuare tale disegno.
Giorni dopo dall’altare faccio conoscere alla popolazione intiera il piano, e dimando da essa un atto di fiducia dicendo che si prestassero tutti i cappaci, altri a far le tegole altri a far un forno di calce verso un sito da me solo determinato; detto, fatto, un mese dopo avea a mia disposizione circa quattro mila tegole, ed un gran forno di calce. Animato da questo primo successo manifestai il luogo ove intendeva edificarla, cioè a mezzo giorno del popolato nella strada principale verso il capo luogo del Circondario.

Andatovi al posto con alcuni rustici e condotili alla vetta d’una collina alberata, e specialmente a tramontana formante una selva, feci loro osservare che sebbene lontana dal mare circa tre ore, nulla di meno vedesi tutta la spiaggia; che sebbene la collina non sia tanto elevata, nulla dimeno domina tutta la gran vallata e i migliori salti di Siniscola posti tra le due grandi montagne, il Montalbo e l’altro quasi parallelo il monte Remula.
Dimostrai altra particolare necessità nel gran fiume di Siniscola, che scorre dietro lo sbocco di Locoli (sbocco sebbene poco conosciuto, non inferiore, né meno meraviglioso del Gologoni di Oliana) alla falda della stessa collina formandoli un semicircolo, e però se una persona che viene da Nuoro non può guadare trova una consolazione ponersi nella loggia della Chiesa fino a migliore circostanza.
Si persuasero delle ragioni tutti, e tutti approvarono il disegno, e tosto mi fecero conoscere le antichità del sito, di me più periti, prima vestigia di fabbricati antichi alla vetta della stessa collina, tanto è vero, che la Chiesa fu fabbricata nelle fondamenta d’uno di questi, posto alla massima sommità, ed inoltre nel zappare si trovarono circa due palmi sotto terra dei recipienti di terraglia che incautamente andarono in pezzi ai colpi del picco, e cento passi distante, una gran sepoltura scavata sulla viva roccia e lunga per lo meno due metri e mezzo detta qui sepoltura de su Gigante intorno alla quale sonvi grandi lastre di pietra che forse formavano il coperchio.
E finalmente a piè della collina a tramontana mi fecero conoscere non solo una gran piscina ma una fonte singolare sia per la bontà e gran quantità d’acqua, sia per la sua antichità. Oggi è avvilita dal prurito dei pozzi, che da pochi anni persone tuttora viventi minarono il fabbrico quasi pietrificato per togliere un gran tubo di metallo che dicono introdursi ancora nel fabbrico che non poterono demolire a cagione degli avanzi d’un soprastante nuraghe e di altre antiche fondamenta, per cui ora l’acqua va in gran parte dispersa fra grandi massi di pietra e frantumi di pietra e calce.
Avvertita la popolazione sul sito di fabbricare e pregata volesservi trasportare le tegole già fatte due ore mezzo di distanza non che la calce, senza voler scorrer molte settimane il tutto fu posto nel luogo.

Invitai per la fattura e trasporto del legname necessario e il legname trovossi a posto senza che io mi sappia da chi e d’onde, ed insieme gran quantità di canna.
Mancava la pietra e quindi dopo scavate le fondamenta, dando internamente al corpo della Chiesa dieci metri di lunghezza, cinque e mezzo di larghezza e quattro metri di sfondo al presbitèro con cinque di larghezza, invitai tutta la popolazione a raccogliere la pietra a piè d’opera.
Era la più bella festa in due giorni il vedere gran numero di persone d’ogni condizione sesso ed età occupate nella collina, chi preparar pranzo in vari punti sotto varie piante, chi con malli spaccar roccie, chi smuovere pietra ammucchiata in vari punti, e chi porre le pietre in capo alle donne che numerosissime accorsero rustiche e Signore, che poi colle pietre in capo ansanti ma entusiasmate venivano sopra. Tanto è che in due giorni furvi tanta pietra da fare una Parrocchia.
Nel secondo di tali giorni autorizzato dalla S.V. Revdma posi la prima pietra secondo il prescritto del rituale, che era il giorno 17 8bre del 1860. Vi si volevano ascondere dei danari in varie monete; io però pensai che tali denari bisognavano meglio al fabbrico e gittaronsi all’acqua benedetta otto o dieci scudi.
Tosto si cominciò il fabbrico, ma dopo otto giorni dovette tosto interrompersi perché tutti cominciarono ad arare, e sospesi rimasero tutti i lavori fino ai primi di luglio corrente anno.
Non accade descrivere quanto da pochi malevoli siasi nel frattempo fatto e detto, perchè più non si riprendessero. Fra l’altre cose che il Paroco fra breve dovea essere incarcerato e mandato in Galera, perché senza permesso avea fatto tal cosa etc. etc. Il fatto sta che la massa del popolo non si lasciò sedurre da persone ormai discreditate e inimiche del bene, e che la tutto più che la Chiesa frequentano; e quindi si ripresero i lavori con più coraggio; e i cacciatori portavano la preda alla Chiesa per alimentare chi accorreva, e i pastori sbrigate le faccende degli ovili servivano da manovali; e gli agricoltori andavano col carro a portar sabbia od acqua e tutti quei che avevano i gioghi da quelle parti diedero ordine di prenderli al bisogno senza permesso loro, onde mai mancassero i materiali.

Fra tutto è da notarsi che venendo a mancare la calce nel giorno dell’Assunta io pregava la popolazione di andare al posto e farne un forno, ed il giorno seguente e l’altro furonvi tante persone che posero all’ordine la legna da cuocerla, fatto e caricato il forno ed otto giorni dopo i muratori lavorarono con quella calce.
La Chiesa fu fabbricata da due muratori forestieri emigrati Lombardi e da tre anni domiciliati in questa per settanta scudi nuovi, i quali fattosi baraca nel posto non rientrarono in popolato fino al finimento.
Ora la Chiesa è finita in quanto riguarda l’interno, sono poste perfino le porte e chiuse con chiave, manca solamente il pulimento esterno e le loggie, delle quali cose però è quasi all’ordine il materiale. Ignoro se si faccia in quest’anno, sopraggiungendo ora l’occupazione delle vendemmie, ad ogni modo si farà certamente.
I due fratelli Giuseppe e Giovanni Dalu sono quei che a preferenza di tutti concorsero sopraintendendo a tutti i lavori, e specialmente Giuseppe, che fu costituito depositario di tutte le oblazioni, ha speso anche di tasca, se già da nuove oblazioni nell’occorrenza della festa non viene rimborsato.
Dissi sopra che sul diciassette 8bre dell’anno scorso si diede principio, ora sul diciassette 8bre del presente anno vorrei benedirla e farvi festa.
Prego pertanto la S.V. Illma Revdma voglia accordarmi la facoltà dandomi allo stesso tempo quelle istruzioni che credesse in proposito specialmente per evitare nei posteri la contesa o le pretenzioni di patronati, come succede oggi delle fabbricate in temi di buona fede e fatte come questa dal concorso della popolazione, e poi appropriate dalla mondana prepotenza come cosa di famiglia o parentela.
È vero in questa vi concorre l’opera singolare dei sopradetti fratelli Dalu, che sotto la mia direzione aiutarono coll’opera o col danaro; questi due fratelli sono persone da bene e quanto hanno fatto dicono averlo fatto per la comunità ma chissà poi coll’andar del tempo che cosa si penserà e vorrà fare.
La S.V. pertanto provveda a tutto, e faccia che i posteri non abbiano difficoltà che tal Chiesetta fatta da concorso del communo dee sempre stare sotto la direzione del Paroco.
Che è quanto caldamente La prego coi sensi del più profondo rispetto dicendomi

Della S.V. Illma Revdma servo

Teol. Salvatore Carboni Rettore di Siniscola

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