APPUNTI PER UNA STORIA DI SAN GIACOMO A SINISCOLA
La bellissima relazione del Can. Teologo Salvatore Carboni, presentata nella Parte I, intrisa di devozione e di amore sacerdotale verso la comunità di Siniscola non necessita di molti commenti, perché da sola ha una forza tale da imprimersi nella mente di chi la legge.
Ancora una volta forse occorre rendere omaggio al Can. Teologo Salvatore Carboni, che operò nel nostro paese e vi lasciò molte tracce del suo passaggio, perché durante la sua Rettorìa, oltre che la Chiesa di San Giacomo di cui si parla, provvide ad una decorosa sistemazione e pavimentazione della Parrocchia di San Giovanni Battista e alla sua consacrazione il 5 maggio 1869, come attestato dalle lapidi presenti a destra e a sinistra della navata centrale della stessa Chiesa.
È interessante porre attenzione alle notizie archeologiche riferite nella relazione, dove si parla di costruzioni già esistenti sulla collina e tracce di un centro abitato, nonché di una sorgente sulla pianura, probabilmente un pozzo sacro, distrutto dall’insipienza umana, che evidentemente albergava anche in quel periodo.
Quella collina che oggi appare spoglia, salvo qualche antichissimo olivastro e qualche piccolo residuo di altre piante, era allora boscosa e verde, risplendente ai piedi del Montalbo e prospiciente, a destra, sinistra e davanti, le meravigliose vallate.
Sicuramente di grande interesse la descrizione de “Sa tumba ‘e su zigante“, descritta all’inizio come scavata nella roccia e poi invece arricchita con i particolari delle grandi pietre che avrebbero fatto da coperchio.
“Sa Conca ‘e Locoli” deve aver avuto un aspetto molto diverso da quello attuale se il Carboni la considera non inferiore per bellezza e maestosità al “Gologone” di Oliena.

La scelta della costruzione della Chiesa ricadeva dunque in un sito meraviglioso, ricco di storia e di monumenti e lungo la strada che andava a Nuoro, per offrire rifugio ai viandanti che il grande fiume bloccava con le sue piene.
La partecipazione della popolazione desta grande meraviglia, anche se non mancano gli accenni alle malelingue, che pur tuttavia non hanno avuto presa nella maggioranza.
Ultima annotazione quella riguardante la necessità di tutelare la Chiesa e riservarne il patronato al Parroco di Siniscola, richiamando varie situazioni delle Chiese campestri di allora, dove alcune famiglie le consideravano di loro esclusiva proprietà e sede di pranzi e gozzoviglie per i loro familiari ed amici.
E tutto ciò pur rendendo omaggio alla generosità e rettitudine dei fratelli Giuseppe e Giovanni Dalu, probabilmente della stessa famiglia di Giuseppe Dalu che per tantissimi anni, a cavallo tra la fine Ottocento e i primi del Novecento, resse come priore la Confraternita del Rosario, curando la manutenzione e arricchimento della Chiesa omonima.
PROFANAZIONE DELLA CHIESA.
Nelle interviste effettuate è venuto alla luce in varie persone il ricordo di una predica dell’allora giovane Parroco Don Diego Calvisi, collocabile nei primissimi anni del suo ministero a Siniscola (metà anni’50), che con piglio ispirato e profetico aveva denunziato al popolo di Siniscola la profanazione della Chiesa di San Giacomo, dove qualcuno aveva ricoverato del bestiame, incurante della sacralità del tempio.
Siccome questo fatto non trovava riscontro unanime sono state consultate alcune cartelle riguardanti la Parrocchia di Siniscola, presenti al di fuori dell’Archivio Diocesano.
Con sorpresa e piacere è stata ritrovata la copia di una lettera inviata dall’allora Vescovo Mons. Giuseppe Melas, in riscontro ad una missiva inviatagli e che attesta la veridicità di tale fatto.
Qui di seguito il testo della lettera:
Nuoro, 1° febbraio 1957
Carissimo Calvisi.
Mi duole assai che sia stata profanata la chiesa campestre di San Giacomo e hai fatto bene a darne relazione ai Carabinieri; è un reato che dovrebbe essere perseguito legalmente e i colpevoli, se si riesce a trovarli. Dovrebbero subire la punizione che si meritano. Mi terrai informato della conclusione di questa pratica.
Per poter rifare la festa a suo tempo è necessario che si dia nuovamente la benedizione alla chiesa.
Sta bene che ne abbia informato il popolo e che si facciano funzioni riparatrici. Mentre prendi occasione dell’inconveniente lamentato per dolertene presso i fedeli e per avvertirli che abbiano il dovuto rispetto per le chiese, ricordati che purtroppo certa gente non è a sufficienza istruita nelle cose della religione, e ciò deve essere un richiamo anche per noi per compiere meglio il nostro dovere, istruendo più diligentemente i fedeli, con più vastità e profondità!
Secondo me non sta bene che d’ora innanzi si lascino nelle chiese campestri arredi sacri di nessun genere ed è meglio riportare tutto in parrocchia dopo finite le singole feste.
Spero però che d’ora innanzi sia più facile custodire la chiesa di San Giacomo, tenendo conto che ormai è quasi finita la strada nuova di Marreri, e così ci si potrà andare con più facilità e si avrà più traffico nella zona.
OMISSIS –
Aff/mo in C.J.
Giuseppe Melas
Come si può notare forse qualcuno aveva interpretato in modo molto estensivo l’intenzione iniziale con cui si era costruita la chiesa.
Essa doveva essere rifugio ai pastori e contadini che, trovandosi isolati dalle piene abbondanti e frequenti dei fiumi prospicienti il santuario, lì potevano dimorare in sicurezza sotto la protezione del Santo. Sicuramente l’aiuto andava alle persone e non anche agli animali.
SAN GIACOMO MAGGIORE O SAN GIACOMO MINORE?
Allo stato dei fatti e in mancanza di ulteriori riscontri che sarà forse possibile reperire nell’archivio Diocesano permane sempre il dubbio se la Chiesa sia dedicata a San Giacomo Maggiore o a San Giacomo Minore.

A memoria delle persone intervistate la statua che viene esposta nel giorno della festa che si tiene il primo maggio è quella di San Giacomo Maggiore, con evidenti i simboli delle conchiglie e del capello, che richiamano i pellegrini di Santiago, mentre la data dei festeggiamenti propende per San Giacomo Minore ricordato attualmente, dal calendario liturgico, assieme all’Apostolo Filippo, il tre maggio.
Sembrava ad un primo esame che la tesi della Chiesa dedicata a San Giacomo Maggiore potesse essere avvalorata dalla presenza della statua di San Giacomo Minore, donata solo nel 1964 dalla Sig.ra Pina Todde, come si può leggere sotto il piedistallo della stessa.
Dalle parole però della sorella di Pina Todde si evince che, pur vera la donazione della statua nel 1964, essa però andava a sostituire un’altra che, per fatale distrazione di due pastorelli, che si erano rifugiati nella Chiesa durante un temporale forse nel 1951, finì per essere distrutta dal fuoco delle candele.
La statua di San Giacomo Minore risulta collocata al centro dell’altare con al fianco le statue di San Marco e di San Rocco, provenienti dai locali della Chiesa di San Giovanni Battista e la cui destinazione fu approvata dall’allora Parroco Don Diego Calvisi.
Allo stato attuale non si può con sicurezza attribuire la Chiesa di San Giacomo di Siniscola al Maggiore o al Minore, in quanto alcuni punti depongono a favore dell’uno o dell’altro, tipo il giorno della festa e la collocazione della statua al centro dell’altare, oppure la statua che viene portata in processione ed il fatto che “Sa Pandela” viene scambiata tra i priori il 25 luglio con la celebrazione della messa.
Speriamo che in qualche modo si possa al più presto dare risposta a questo interrogativo.
Antonio Murru
Bibliografia
“Siniscola Parrocchia e Forania” – Estratta dalla Diocesi di Galtellì -Nuoro” per il teol. Coll. Mauro Sale -Canonico Penitenziere della Cattedrale di Nuoro.
“Siniscola dal 1600 al 1900 – Luoghi, persone, attività”, Pasquale Grecu – Edizione novembre 1998- Tip. Devilla Nuoro
NOTE VARIE
Da ricostruzioni legate alle memorie familiari risulta che nel 1933 il tetto della Chiesa di San Giacomo fu rifatto con nuove travi di ginepro, nuovo incannato e nuove tegole.
Le vecchie travi risalenti probabilmente alla costruzione della Chiesa sono ancora visibili nella Sacrestia.
Dal 1935 le chiavi della Chiesa furono affidate ai signori Pietro Truzzu, Giovanni Taras, Stefano Coronas e relative famiglie in qualità di custodi del luogo sacro: questi dovevano anche provvedere alla normale manutenzione dello stesso.
I priori invece che curavano i festeggiamenti in onore di San Giacomo cambiavano ogni anno.
Nell’anno 1990, per disguidi con i priori incaricati, le chiavi furono riconsegnate all’allora Parroco Don Ciriaco Vedele e da allora le stesse vengono affidate ai vari Priori con la consegna della “Pandela” che si effettua il 25 luglio, con la celebrazione anche della Santa Messa.
Antonio Murru














