La Giornata della Memoria.

Ieri il nostro Ruggero Roggio ci ha introdotto alla celebrazione di questa giornata con una carrellata di libri e anche di qualche film che parlano di campi di sterminio, di gente che discute di lager come la cosa più normale, compreso il proprio giardino concimato con le ceneri di corpi provenienti dalle camere a gas e dai forni crematori.

Oggi 27 gennaio 2026, a ottantuno anni dalla liberazione di Auschwitz sono in molti a chiedersi se valga la pena celebrare questa giornata, volgere lo sguardo a un passato che sembra lontano, risentire le voci sempre più fioche degli ultimi superstiti.

Ci sono anche gli orrori del nostro presente a distogliere i nostri sguardi e a orientarli verso visioni di morte, verso campagne di sterminio in cui la pietà è morta e prevale un racconto quasi asettico di ragioni e di torti, di accuse e di difese, nascondendo il dolore di migliaia di vite spezzate.

Intere generazioni hanno sentito la sacralità di questa giornata, quasi valesse a scongiurare il ritorno della ferocia e dell’odio che i nostri padri avevano vissuto sulla loro pelle, spesso coperta e mascherata dai panni pesanti di cieche uniformi.
Celebrare questa giornata ha avuto il significato di un ripudio per tutto ciò che era accaduto, di un memento perché non si ripetesse la stoltezza di comportamenti che avevano scordato la nostra stessa umanità. Il tutto serviva a ricordarci come a volte una ideologia aberrante sprofondi la mente umana in una confusione di ruoli, dove diventa normalità lo studio di come eliminare nel minor tempo possibile i propri simili e avere un premio o un avanzamento di carriera sul conteggio di morte di vite innocenti.

Gaza City oggi. Fonte: Avvenire

Serviva a ricordarci gli esperimenti brutali di scienziati che sulla carne viva di bambini e di adulti cercavano risposte alla selezione di una razza superiore.
Serviva a ricordarci la disperazione di chi invocava un dio assente e scambiava quel nascondimento con la crudeltà dei propri carnefici.

Nella contemporaneità di fatti e di comportamenti che ancora una volta rappresentano la deriva della nostra umanità e che ci fanno riflettere sugli insegnamenti di una Storia che, seppur non identica, sembra ripetersi e riproporsi alla nostra attenzione ritorna la domanda su quanto sia necessaria la celebrazione della Giornata della Memoria.

Ma proprio in considerazione di quello che il nostro mondo sta vivendo, la giornata della memoria ha un grande senso di esistere e di essere celebrata.

Fabio Magnasciutti
Fabio Magnasciutti. La vignetta fa riferimento al recente naufragio nel Mediterraneo, verificatosi venerdì 23 gennaio 2026.

In un recente articolo su “Repubblica” Luigi Manconi ha parlato di dimensione universalistica di questa giornata, perché non serviva e non serve soltanto a celebrare la liberazione di persone ridotte a spettri umani nei campi di sterminio ma a ricordare e a ripetere la condanna delle leggi razziali, l’eliminazione degli individui considerati pesi della società, la persecuzione dei diversi di qualsiasi genere e per estensione dei nemici del potere.

Questa giornata va ancora celebrata e ha ragione di esistere per condannare le responsabilità individuali di ogni persecutore e distinguerle dalla condanna politica dei governi che portano avanti scelte di potere, incapaci ormai, in nome dello stesso potere, di distinguere il bene dal male, l’avversario dal nemico, la sconfitta dal genocidio.

Celebriamo dunque ed esaltiamo questa giornata in nome dell’uomo, in nome di quel sentimento di umanità che deve essere caratteristica di ognuno di noi e che nel momento in cui lo dimentichiamo apriamo la strada ad una malvagità senza limiti, dove non c’è posto per il riconoscimento dell’altro, diventato ormai una cosa e come tale trattato.



Celebriamo questa giornata per ricordarci che altre volte l’uomo è piombato nel buio della storia, ma che proprio per questo motivo dovremo sempre batterci per la luce della ragione.

Antonio Murru

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