Doppia lettura

Proponiamo la lettura di due importanti libri del 2025: Vargas Llosa, il tramonto, il saluto del grande vecchio sudamericano ed il sorgere di un astro nascente della letteratura mondiale: il giapponese Uketsu.

Racconto lungo o romanzo breve?
Parliamo di Mario Vargas Llosa, “I venti”, Einaudi, 2025. Una narrazione complessa che, giostra sulla metafora e sulla allegoria, e si cala nello sberleffo gustoso della ridondanza come scherzo al lettore che solo un grande vecchio – Nobel nel 2010 e tante ulteriori rilevanti benemerenze, sa di potersi consentire.

Ridondanza si intenda come tecnica narrativa dove alcune ripetizioni di particolari, ripetuti a distanza di poche pagine con lievi differenze servono a connotare la condizione senile della voce narrante, ma senza che il testo ne soffra.
Senescenza che manda a sbattere con l’Amarcord di Fellini, quando il nonno si perde nella nebbia e non trova casa. E, ricordando, cito l’incipit del suo La guerra della fine del mondo, forse il più bello che ho letto “L’uomo era alto e così magro che sembrava sempre di profilo”.
Fa tenerezza questo vecchio che si perde per Madrid essendo andato ad una manifestazione, nel disinteresse generale, contro la chiusura del cinema Ideal.

Rientrando (alla sua stanza con bagno), si smarrisce e vaga per la città in preda ai venti – incontenibili e incontrollabili flatulenze. Condizione inopportuna e metafora rilevante, geometricamente rilevante, una forza centrifuga che dall’interno (contro ogni remora educativa: l’età! leggerete, fa di peggio) preme verso l’esterno.

Opposto è il movimento del processo di digitalizzazione dell’arte con il “Paper free society” (svuotando musei e biblioteche – gli e-book): centripeto o meglio, accentratore. Ma incassa il rimbrotto di “Inguaribile conservatore”, dall’amico Osorio. E si vendicherà dell’offesa: “(…) nel momento della più alta modernità scientifica e tecnologica, stiamo tornando al paganesimo, alla stregoneria primitiva. A questo ci ha condotto la cultura dei nostri tempi. E quel coglione di Osorio lo chiama progresso” (p. 72).

Non gli piace questo mondo che svuota biblioteche e musei e la presunta democratica della consultabilità on line della cultura. Come non gli garba “l’usanza di leggere romanzi commissionati al computer” (p.6), per cui si è arrivati al “Voglio una storia ambientata nell’Ottocento, con duelli, amori tragici, un po’ di sesso, un nano, una cagnetta Cavalier King Charles e un prete pederasta” (p.7).

Questo vagare marasmatico per la città dove si è perso gli consente di riflettere sul mondo che non gli piace “Il «franchismo» attuale è di altro tipo: senza caudillos né partiti estremisti, senza fucilazioni né torture (…) basato (…) sul dominio assoluto degli schermi e delle immagini sulla ragione e sulle idee” (pp. 28-29).

Una narrazione basata sul paradosso e sulla suspense: riuscirà questo vecchio – senza documenti e senza cellulare (se si ha un crollo di memoria sono i byte a essere vitali) – a ritornare alla sua stanza con bagno? Un peregrinare che è occasione per affermare “Deve essere vero che con la vecchiaia si torna all’infanzia” (p.32) e scoprire che la fine delle idee fa svanire dissidenza e contestazione.

Riesce a confrontarsi con «gli squilibrati», giovani che “predicano con l’esempio”, e gli chiariscono che “il nostro sistema non lascia tempo da sprecare. E loro rivendicano con passione l’ozio” (p.51). Il far niente coincide con un igienismo assoluto che contrasta il decadimento fisico: “aver debellato la stitichezza era il vanto maggiore della scienza moderna”, si vanta un ragazzo (p.53).

Castità, igiene dei giovani da un lato, “ristorante clandestino” per lui ed Osorio, e “fumerie clandestine” ad esaltare con il rischio dell’arresto, il piacere della trasgressione.

Leggendolo saprete se questo vecchio senza nome riuscirà a rientrare.

Uketsu, “Strani disegni” (Einaudi, 2025) è autore di culto in Giappone ed arriva in Italia accompagnato da fama planetaria.

Autore senza identità, appare nei video nascosto da una maschera bianca e parla con voce distorta. Una via già percorsa dal collettivo hacker Anonymus o, da noi Elena Ferrante.

Per quanto ha resistito: un segreto dà più giusto a svelarlo che al mantenerlo ed è bastata una visura dei versamenti della casa editrice e/o per arrivare a capire a chi andassero quei trasferimenti, fatto del quale poco interessa.

Inizia il gioco del thriller ultragotico con una passata di giallo sull’identità dell’autore, al giallo delle indagini contenute in “Strani Disegni”.

Libro di grande appeal che innova un genere letterario di somme fortune e svariati approcci.
Genere nemico delle recensioni dacché, se per ogni libro è buon gusto dire e non dire, di un thriller lo spoiler è cosa massimamente scorretta: quasi quanto dire il risultato della partita di calcio che tu puoi seguire solo in differita.

“Strani disegni” rivela già dal titolo una scelta narrativa realmente nuova con l’inclusione di disegni il cui significato è funzionale alla narrazione ed altresì include il lettore in una analisi diretta degli elementi che concorrono alla scoperta dei delitti sui quali si indaga.

Giochi di logica, analisi psicologica a partire dai di/segni che sin dalla prima pagina compaiono sulla lavagna dell’aula universitaria dove “La psicologa Hagio Tomiko iniziò il racconto puntando il dito verso il disegno”. Spiega che da consulente psicologica, su quel disegno fatto da A. una bambina di undici anni che uccise la madre, poi affidata ad un percorso di rieducazione.

A pagina 180 leggiamo: “Nel disegno di Naomi si osserva un albero che protegge un passero. Ciò dimostra uno spiccato amore materno e un forte desiderio protettivo verso gli esseri viventi più deboli. Al contrario i suoi rami sono appuntiti e dimostrano la sua aggressività, ma concederle l’occasione di rapportarsi ad animali o a bambini più piccoli di lei potrebbe aiutarla ad addolcirsi”

Ma…
Il libro, credetemi è bellissimo, di facile lettura e senza mai tradirsi – pur rivelando gli indizi in uno schema narrativo dove sembra il lettore far parte dell’indagine che si compie – accompagna razionalità e logica nella constatazione delle complessità di ogni essere umano.


Ruggero Roggio

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