Qui la prima parte
Qui la seconda parte
Il termine Asilo era stato dapprima associato a scopi assistenziali ma con il passare del tempo il percorso mutò in qualcosa di più complesso.
La beneficenza e la generosità delle Suore Mercedarie non bastavano più e le responsabilità crescevano insieme alla burocrazia.
C’erano normative nuove da rispettare, scritture contabili, assicurazioni, contratti di lavoro da stipulare.
Il nostro Don Diego Calvisi ci aveva visto lungo su ciò che sarebbe diventato il prezioso progetto di solidarietà che in paese prendeva lentamente forma e convenzionarsi con l’Ente per le Scuole Materne della Sardegna (ESMAS) li avrebbe portati in quella direzione.
Da una rilevazione ISTAT sull’assistenza sociale, ne scopro l’adesione sin dal 1959.
Si trattava di un Ente Pubblico, istituito nel 1942, che supportava le comunità impegnate nella cura dei bambini in età prescolare, dai 3 ai 5 anni. Le comunicazioni a vario titolo trasmesse alla Parrocchia e alla Madre Superiora sono tantissime e vanno avanti fino al 1985, stando alle carte a mia disposizione, ma è probabile siano continuate fino all’anno in cui l’Ente venne soppresso, tredici anni più tardi.
L’ ESMAS aveva l’obiettivo di aggregare e coordinare sotto un’unica lente, lo sviluppo educativo, fisico e igienico dei più piccoli, in un momento in cui questi aspetti erano importanti quanto la scolarizzazione. La preparazione delle insegnanti era basilare e i continui corsi di formazione avevano investito anche le nostre suore, che non potevano certo sottrarsi da studio ed esami.

Qualche anno più tardi, sarà proprio l’ESMAS a farsi carico della retribuzione di due di loro, in una collaborazione che si arricchiva di volta in volta, sfruttando ogni possibile opportunità.
Trovo la lettera di assunzione di Suor Maria Assunta Satta per l’anno scolastico 1977-1978.
Le veniva chiesto di presentare entro 20 giorni, con carattere vincolante, qualcosa che oggi avremmo tutti giudicato scandaloso: il certificato medico attestante l’assenza di difetti fisici tali da compromettere il prestigio di insegnante e la piena idoneità all’adempimento delle funzioni. La storia è anche questa. Sprazzi di realtà che entravano prepotentemente in un luogo dove si parlava di amore e di uguaglianza, esso stesso ricattato da un sistema allora definito normale, certamente da contestualizzare.
Il 23 agosto del 1980, inizia un’altra Era.
Torna a Siniscola, dove aveva già svolto le funzioni di viceparroco dal ‘67 al ‘69, stavolta in veste di Parroco, Don Ciriaco Vedele.
La macchina da guerra preparata da don Calvisi e dalle Suore Mercedarie trova un altro condottiero, pronto a dare il massimo. I bambini di Sant’Antonio sono al centro delle sue attenzioni e anche lui scrive e chiede, come prima e più di prima.

I viaggi a Cagliari presso gli uffici regionali non si contano, su e giù per la promessa di un aiuto o inseguendo una scadenza.
Si circonda di consulenti e professionisti di fiducia e insieme inizia il viaggio verso la modernizzazione della scuola.
Stipula una convenzione con l’Amministrazione comunale per la fruizione di servizi prima riservati alle scuole statali ma anche per regolare la concessione di contributi; bussa più volte alla Federazione Italiana Scuole Materne per ottenere dignità scolastica a favore di insegnanti e alunni, servono soldi e riconoscimenti; valorizza la componente genitoriale alla pari della scuola statale, con tanto di assemblee e votazioni; riesce a creare un sistema di relazioni tra Provveditorato agli studi e la direzione della Scuola Elementare “C. Cottone”, tale da potersi interfacciare direttamente con quest’ultima per gli adempimenti di natura autorizzatoria e per la pianificazione didattica; anche la refezione cambia completamente e il menù adesso, non è più legato alle forniture caritatevoli di un tempo ma alle tabelle dietetiche ufficiali utilizzate in tutte le altre scuole.

Insomma, il messaggio arriva forte e chiaro: la scuola materna di Sant’Antonio esiste e rappresenta una scelta sentita e importante per la nostra comunità, insieme abbiamo il dovere di salvarla!
A dirla tutta, qualcosa che non arrivava forte e chiaro c’era.
La suoneria del telefono della direzione, quello fisso per intenderci, veniva utilizzata come segnale acustico alla fine delle lezioni. Era un suono squillante, per chi di noi lo ricorda, nel classico apparecchio grigio con la cornetta e il cerchio numerato, ma non abbastanza forte per superare il chiasso gioioso dei bambini dentro le aule. Solo nel settembre del 1984, la scuola riesce a installare due campanelle negli anditi e il problema è finalmente risolto. Servivano grandi cose ma anche quelle piccole avevano la loro importanza!
Dopo l’adeguamento dell’edificio alle più recenti normative in materia di antincendio e sicurezza, abbattute le barriere architettoniche e avviata a rifacimento praticamente l’intera struttura, il 28 febbraio 2001, con prot. 488/4250, a firma del Capo del Servizio Rosa Angela Giombolini, il Ministero della Pubblica Istruzione decreta il piccolo Asilo infantile di Sant’Antonio, nato in un cortile polveroso e poche stanze fatiscenti, Scuola Paritaria. Esattamente 52 anni dopo.

Le Suore Mercedarie lasceranno la scuola di Sant’Antonio qualche anno più tardi, richiamate dalla Congregazione perché impossibilitata a mantenere attiva la casa religiosa, priva della sua composizione minima di 4 suore.
Pochi saluti, nessuna festa di ringraziamento.
Il paese pronto a difendere la loro presenza e invece finiva tutto lì, senza potersi rifiutare di partire, in silenzio, com’erano arrivate in un giorno di metà agosto del 1949.
Il mio pensiero torna improvvisamente alle lettere scritte per lo più la sera, in cerca di aiuto, alla passione e insieme al tormento di essere utili. Torna ai 76 grembiulini consegnati ai bambini più poveri, dovendo scegliere tra duecento bambini tutti poverissimi: “ci permettiamo di chiedere alla sua bontà un’altra assegnazione di stoffa, creda che qui ce n’è veramente bisogno”.

Con la nostalgia di chi si appresta a riordinare e restituire all’archivio della scuola i suoi faldoni, più delle informazioni documentate nella mia ricostruzione, spero di avere rievocato emozioni indimenticabili e momenti di felicità. La vera storia di quel luogo vive dentro i nostri cuori.
Vive nel mio e nel ricordo della mia meravigliosa Suor Fiorenza.
Genni Piras











