Memorie d’oltremare: ad Ostia la storia dell’emigrazione sarda si fa futuro.
OSTIA LIDO, 31 Gennaio 2026
Non è stato solo un convegno, ma un vero e proprio “ritorno a casa” collettivo quello svoltosi oggi presso la sede del Circolo Culturale “Quattro Mori” APS in Via delle Baleari.
Al centro del dibattito, il progetto “Spazio della narrazione”, un’iniziativa ambiziosa nata per raccogliere, catalogare e sottrarre all’oblio la memoria storica degli emigrati sardi nel Centro Italia. In una sala gremita, dove l’accento dell’isola si mescolava alle cadenze romane delle seconde e terze generazioni del X Municipio, si è celebrata la resilienza di un popolo che ha saputo attraversare il Tirreno senza mai recidere il cordone ombelicale con la propria terra.
Il progetto “Spazio della narrazione” non nasce come una semplice raccolta di dati statistici, ma come un mosaico di vite vissute.
L’obiettivo è la creazione di un archivio multimediale fatto di interviste audio-video, fotografie ingiallite, lettere e diari che testimoniano decenni di vita sarda sul litorale romano e nelle regioni limitrofe.
L’emigrazione sarda verso il Lazio, e in particolare verso Ostia, ha infatti caratteristiche uniche: una comunità radicata che ha contribuito alla crescita del territorio, dai pionieri del dopoguerra fino ai “nuovi emigrati”, giovani professionisti e studenti che oggi scelgono la Capitale per formarsi.
“La memoria è un muscolo che va allenato,” ha dichiarato il coordinatore del progetto durante l’incontro.

“Se non raccogliamo oggi le voci degli ultimi testimoni della grande ondata migratoria, perderemo un pezzo fondamentale non solo della storia sarda, ma dell’identità stessa di questa parte di litorale.
Durante il pomeriggio, il dibattito ha sviscerato l’impatto di questa diaspora attraverso un’analisi profonda dell’identità in movimento.
Si è discusso di come il concetto di “Sardità” si sia evoluto vivendo fuori dall’Isola, riuscendo nel difficile compito di integrarsi nel tessuto sociale romano senza mai scivolare nell’assimilazione culturale.
In questo contesto, è emerso con forza il nuovo ruolo dei Circoli APS: il “Quattro Mori” di Ostia non è più un semplice luogo di ritrovo nostalgico, ma un vero e proprio hub culturale che funge da ponte tra le generazioni.
Il confronto si è poi concentrato sull’urgenza del passaggio di testimone, sottolineando la necessità di digitalizzare i ricordi privati affinché diventino patrimonio comune, offrendo ai giovani nati a Ostia ma di radici sarde una base solida su cui costruire il proprio futuro.
L’evento è stato arricchito dalla proiezione di alcune clip in anteprima: volti segnati dal tempo che raccontano l’arrivo a Civitavecchia, la vita tra le pinete di Castelfusano e le spiagge di Ostia, e l’orgoglio di aver mantenuto vive tradizioni millenarie a pochi passi da Roma.
La giornata odierna non è che l’inizio.
La raccolta dei materiali continuerà per tutto il 2026, con l’obiettivo di culminare in una mostra itinerante che restituirà dignità e voce a migliaia di storie rimaste troppo a lungo chiuse nei cassetti della memoria privata.
L’emigrazione non è più (solo) una valigia di cartone; è una rete di eccellenze, affetti e cultura.
Il Circolo “Quattro Mori”, con questo progetto, dimostra che essere sardi a Ostia nel 2026 significa abitare il mondo mantenendo le radici ben salde nel granito della propria terra d’origine.
Cristina Oggiano






