Tessa e Fumetti

Non sono più un lettore di fumetti.

Ricordo come per me avessero il ruolo doppio, di intrattenimento e merce di scambio: fare cambio o usarli come puntata di qualche altro giogo, cristalline ad esempio.

Ne ho colto l’evoluzione crescendo: da Diabolik, Tex Zagor, Topolino (mi chiedo se “esistano” ancora al di là delle riedizioni anastatiche). Ricordo con affetto Alan Ford e le Sturmtruppen di Bonvi. Poi i fumetti colti: Linus, Mafalda e Il Male, che ritengo un capolavoro.

La Biblioteca Salvatore Farina è stata inaugurata con la mostra “Il Fumetto in Biblioteca” (1995) includendolo nelle altre raccolte e dedicandogli un settore apposito. La mostra tematica ha saccheggiato la collezione del collega fraterno Giuseppe Muresu, la collaborazione di Emiliano Longobardi e degli appassionati gravitanti attorno alla Libreria Azuni di Sassari.

Insomma, del fumetto rispetto l’importanza.

Alcune ulteriori considerazioni preliminari: di Umberto Eco, da “Il fascismo eterno” (La Nave di Teseo): “Alcuni giorni dopo vidi i primi soldati americani. Erano afroamericani. Il primo yankee che incontrai era un nero, Joseph, che mi fece conoscere le meraviglie di Dick Tracy e di Li’l Abner. I suoi fumetti erano a colori e avevano un buon odore”.

Penso al romanzo ed al fumetto: col potere evocativo della parola – metafore, paradossi – aiuta il lettore a costruire immagini.
Il fumetto invece? che con le immagini narra, sottrae o aggiunge immagini a quelle che il lettore, specularmente, recepisce, elabora, costruisce. Si colloca tra il romanzo e il film? Sono interrogativi che mi arrivano da quanto sto scrivendo in questi mesi, un romanzo dove uno dei personaggi è un graphic novelist, il biografo della storia che io narro e lui vive, quasi un gioco di specchi per questo narratore implicito, predittivo della storia che tutti vivranno.

Perciò sono andato a leggere Tessa Hulls, “Ombre di Famiglia”. Feeding Ghosts, (Tunuè), come un mio risciacquare i panni in Arno.

Libro pluripremiato, primo tra i fumetti ad avere il bollino del Premio Pulitzer in copertina. Leggo su Robinson (l’intervista di Luca Valtorta a Tessa Hulls “Tutto su mia nonna la dissidente” è del 18 gennaio 2026) che Feeding Ghost si traduce nutrendo fantasmi. (p.13). Una storia in bianco e nero, interamente in un bianco e nero, minimalista, di un nero di China, inchiostro di Cina verrebbe da dire, che rafforza l’ambientazione cinese del fumetto, seppure la paternità dell’inchiostro è combattuta tra Cina ed India.

Ho osservato i disegni – elementari, personaggi dai tratti infantili e fondali neri a dirci dell’inconscio, con questa idea delle boccettine quadrate vendute nelle cartolibrerie. Sorridendo ne troverò una, disegnata a pagina 209, mentre sversa l’inchiostro e macchia una foto dei nonni. Boccettine nelle quali si intingevano i pennini per disegnare: li vediamo ripetersi nel racconto nei “portapenne” – due dinosauri, uno dai tratti femminili ed uno maschile.

La storia si sviluppa su nove parti e l’epilogo.

Inizia e finisce con un viaggio in treno. Un viaggio più interiore che geografico. Madre e figlia dagli Usa raggiungono la Cina alla ricerca del passato per poter costruire un futuro consapevole. Visiteranno Shangai e andranno ad Hong Kong spinte dal desiderio della ragazza – americana – di conoscere la sua famiglia cinese.

La nonna, Sun Yi, ha una figlia Rose Kuò, euroasiatica, avuta dalla relazione con uno svizzero. Il contesto storico racconta della presa del potere di Mao, del “grande balzo in avanti” e della “rivoluzione culturale”. In Cina Sun Yi aveva subito il “lavaggio del cervello”: pedinata e sorvegliata nelle sue quotidianità è costretta a scrivere, descrivendoli, pensieri e abitudini, i momenti delle sue giornate; poi, sottoposta ad interrogatorio, costretta a riscrivere “correggendo” quanto fossero sbagliate le sue affermazioni. “Sono talmente tanti i capi d’accusa contro di lei che l’esecuzione risulterebbe troppo morbida, ma la politica comunista prevede il perdono al prezzo della confessione” (p.87).

Mentre una simile violenza si abbatteva sui singoli, si negavano la carestia e le morti: terribile l’accenno al cannibalismo di scambio, sicché le famiglie, alla fame, non dovessero mangiare i propri bambini. Nella graphic novel – e Robinson lo sottolinea, si racconta della convinzione che uccidendo i passeri si preservassero i raccolti e si aumentasse la produzione.

Assente qualsiasi cognizione di ecosistema: la popolazione aveva il compito di produrre frastuono impedendo ai volatili di cibarsi e riposare, uccidendoli per sfinimento. Fuggiranno ad Hong Kong nascoste nelle stive di un’imbarcazione: Sun Yi è una giornalista giovane e libera, con il doppio stigma della donna intellettuale ed una figlia euroasiatica: Rose Kuò, successivamente iscritta ad una scuola che le impartirà una educazione ad una donna “brava e coloniale” (p.162).

Tessa Huss nasce in California nel 1984 e crescerà sentendo parlare la madre con la nonna in cinese, già gravemente malata, credendo che il cinese fosse “la lingua speciale delle persone pazze” (p. 169). Leggerà la traduzione inglese del libro scritto dalla nonna durante la rivoluzione “Eight years in Red Shangai: Love Starvation Persecution” (Robinson), colmando i “vuoti logici” della relazione familiare.

Leggendo “Ombre di Famiglia” mi sono ricordato di un seminario sulla psicologia sistemico relazionale dove le cause del sintomo vengono ricondotte nella loro eziologia alle tre generazioni che possono essere l’incubatrice delle condizioni di disfunzionalità. Nel caso l’asse centrale nonna-madre-figlia svilupperà le diadi relative madre/nonna-figlia – madre-figlia – nonna-nipote.

Ho immaginato la sinossi storica nello sviluppo della società globale riflettendo sull’aforisma del “battito di farfalla in Cina” (Edward Lorenz) ma anche uno starnuto a Pechino e l’influenza a New York va bene, come diceva Clinton. Per dire come sistemi caotici governino la società globale. Detto in altri modi la verticalità delle generazioni a confronto corrono in parallelo agli sviluppi storici delle società complesse.

Perché se Rose reagirà alle domande di Tessa chiudendosi in un rifugio conflittuale e facendo emergere “la gemella nascosta”, Tessa indosserà la maschera del cow boy grazie alla quale elaborerà le fasi di svincolo: “Diventai un cow boy quando ero troppo piccola per capire che il cow boy era solo una storia che l’America raccontava di sé stessa che non era mai stata vera” (p.350): la fuga verso il Messico, il Ghana, l’Alaska.

Poi la Cina, con la madre. Rubo da Robinson un’ultima dichiarazione di Tessa Huss “Il fumetto è l’unico medium che riesce a unire la prospettiva di ogni persona all’interno di un libro, dando spazi di empatia e di immedesimazione che nessun altro mezzo può dare”.

Il libro è molto bello, complesso, colto, ricco di spunti e capace di spiegare in modo semplice le dinamiche relazionali tra adulti e adolescenti, spiegandone la fisiologia dei conflitti con sguardo analitico.

Perciò lo consiglio come libro per l’intera famiglia.

Ruggero Roggio

Articolo precedenteAndiamo a teatro
Articolo successivoIndipendenza finanziaria e violenza di genere