AMELIA FENU. La prima donna laureata a Siniscola
Nel primo novecento, Siniscola era un paese povero della Baronia dove l’unica fonte di sostentamento era l’agricoltura e la pastorizia e dove la speranza del benessere aveva il volto di un timido esercizio commerciale o un’umile struttura ricettiva.
L’istruzione si fermava alla scuola elementare e nella migliore delle ipotesi gli abitanti imparavano a leggere, scrivere e far di conto.

Per Amelia Fenu, prima donna laureata di Siniscola, le cose sono andate diversamente.
Nata il 7 gennaio 1902 da Giacomo Fenu e Savina Cossu ha avuto la fortuna di avere una madre tanto illuminata e lungimirante da capire che il riscatto sociale della sua famiglia sarebbe potuto arrivare solo dalla scuola e così pensò d’investire le sue risorse sull’intelligenza dei propri figli.
Savina Cossu, di modeste condizioni economiche e vedova con quattro figli gestiva un piccolo negozio a conduzione familiare. La primogenita Francesca aveva lasciato il paese per farsi suora di clausura ritirandosi nel monastero camaldolese di Sant’Antonio Abate a Roma.
Maria la secondogenita aiutava la madre in casa mentre Edoardo e Amelia dopo le elementari varcarono il mare per proseguire gli studi nella capitale a quei tempi privilegio raro per soli uomini, impensabile per le donne a cui per cultura e tradizione non era concesso allontanarsi dalla propria famiglia.
Dopo aver conseguito la maturità liceale Amelia s’iscrive all’università “La Sapienza” e poco più che ventenne si laurea a pieni voti in Lettere classiche dedicandosi con tanta passione all’insegnamento in diverse scuole della capitale.
Nel 1930 sposa Francesco Chieffi di Sassari, giovane deputato Democratico Cristiano dell’Assemblea Costituente eletto alla Camera nella prima legislatura.
Chieffi, laurea in scienze economiche e commerciali, era dirigente industriale e presidente della Società mineraria carbonifera sarda, nonché manager della Fiumeter Assicurazioni poi Assitalia e del Credito fondiario sardo.
Lo aveva conosciuto a Siniscola dove era venuto a trovare un suo parente Pretore.
Fu un grande amore quello di Francesco Chieffi e Amelia Fenu dalla cui unione nacquero tre figlie: Stefania, Bianca Maria ancora in vita ex dirigente del CNEL e Marcella.
Amelia intelligente e colta, moglie e madre premurosa educata ai valori cristiani dedita alla beneficenza sosteneva con molta discrezione le persone bisognose. Amava la pittura e la musica, amava suonare il piano, passione che trasmise anche alle figlie.
Tre anni prima della sua morte avvenuta nel 1999 all’età di 97 anni, era rientrata a Siniscola e nelle acque familiari di Capo Comino aveva fatto il suo ultimo bagno.
Amelia era inserita in un contesto culturale di grande levatura.
Il fratello maggiore Edoardo filosofo e giornalista, era un intellettuale raffinato e di notevole spessore, due lauree (lettere e filosofia), amico di Piero Bargellini sindaco di Firenze, Armando Brasini, noto architetto italiano dei primi del novecento e di Domenico Giuliotti scrittore cattolico intransigente, saggista e poeta amico di Giovanni Papini.
Autore di testi autorevoli tra cui “Arte come personalità”, “Freud”, “Incontri letterari”, Edoardo Fenu visse a lungo a Bologna dove ricoprì il ruolo di direttore responsabile de “L’Avvenire d’Italia” quando il direttore Raimondo Manzini venne chiamato a dirigere l’Osservatore Romano.
In un’intervista al Corriere della Sera nel 1999 Enzo Biagi ricorderà Edoardo Fenu “persona umile e generosa quanto illustre” per aver voluto pubblicare nel giornale “L’Avvenire d’Italia” il suo primo articolo giornalistico.
Edoardo morirà nel 1972. Era molto legato a Siniscola dove rientrava d’estate per rifugiarsi nella sua accogliente casetta di Santa Lucia e che aveva dato i natali a Luigi Oggiano, Albino Bernardini e Antonio Marongiu.
Pochi ricordano questo illustre concittadino e la sorella Amelia.

Mamma Savina morirà nel 1938 senza conoscere appieno la grandezza dei suoi figli e quali frutti avesse dato il seme da lei gettato.
La figlia Maria che a sua volta gestiva una modesta attività commerciale, provvederà prima ai fratelli e poi ai propri figli volati a Roma per proseguire gli studi. Edoardo e Amelia li accolsero con affetto e riconoscenza nei confronti della sorella Maria aprendo loro le porte della cultura e del sapere.
Amelia e Edoardo, quanta devozione in loro per mamma Savina!
Di lei serbarono per sempre un tenero e adorabile ricordo. A lei, faro e colonna portante della famiglia, icona d’intelligenza e lungimiranza, andava tutta la loro ammirazione e riconoscenza.
Savina e Maria, due straordinarie figure di donna, nobile esempio di vita per figli e nipoti.
Lucia Becchere
(Pubblicato su L’Ortobene N. 3 il 21 gennaio 2018)






