Gian Marco Griffi torna in libreria con “Digressione” (Einaudi, 2025). Un ponderoso volume che segue “Ferrovie del Messico” (Laurana editore, 2022) fortunatissimo libro di cui vanto il possesso della XV edizione autografata dall’autore).
Parlare dell’uno è impossibile senza l’altro: i due libri si intersecano in un gioco di rimandi godibilissimo.
Se “Ferrovie” lo ami per il plot narrativo e la narrazione innovativi e paradossali, “Digressione” lo richiama e lo ingloba esponenzialmente: lo adori perché è un capolavoro che riassume i registri di scrittura di tanta letteratura in forme magistrali, quanto mai rivoluzionarie.

Parlarne – lo spoiler si direbbe, è impossibile o quasi. Anzi immagino qualcuno tentato dalla resa a Bignami.
“Ferrovie” è la ricerca di un libro necessario a Cesco Maggetti” per produrre nel 1944 una mappa delle ferrovie del Messico, “Digressione” ne è la prosecuzione nell’arco temporale dal 1933 al 2054.
“Ritornano i personaggi di “Ferrovie”. Mec e Lito, Tilde la bibliotecaria fidanzata di Cesco Maggetti dal quale – in “Digressione” – riceve cartoline di Cesco, che Arturo le legge alla casa di riposo dove vive sputazzando semi di girasole.
Spassosa la competizione con una 106enne di un’altra residenza, la cui morte darà a Tilde il primato di longevità e sarà occasione per festeggiare il primato anagrafico.
Ma alla foto celebrativa fa la linguaccia e Arturo, non riuscendo a convincerla, la leva anche lui.
Verrebbe da cascare nel tranello e immaginare una sorta di caccia al particolare mancante e dire subito dei debiti e citazioni nascosti seppure individuabili: Calvino e il suo Viaggiatore, con i libri che si spezzano ed intersecano secondo i dettami dell’Oulipo, Borges, e poi Garcia Marquez sino al poco noto Mascarò di Haroldo Conti, desaparecido argentino, l’Orlando Furioso.
Caccia che potrà anche essere ma è molto di più. Digressione è tanti romanzi dentro il romanzo e la loro traccia, carsica, è introvabile, smarrita ad ogni pagina; la devi scegliere (tra le tante una) e tenerla a mente, come una inutile stella polare nella navigazione che è precipizio di montagne russe: “digressive”.
Puoi ancorarti al bullismo della banda di Arturo Saragat su Tommaso Sconocchini, di una fredda serata astigiana in un posteggio di un ipermercato chiuso.
Agnello sacrificale, donerà la copia numero 33 del libro Ferrocarril del Mexico di cui Arturo tenterà di ricostruire l’itinerario.
Godere alla magistrale la scrittura parodistica, da guida turistica, che accompagna un visitatore per Pantelleria nella ricerca della clinica della setta dei dentisti.
Cercare un perché all’amore di Angelica, aspirante dentista, consumato ad ogni votazione.
Immaginare le sedute di Arturo con il dottor Koch, lo psicanalista, che lo guarisce dalla scaramanzia per l’ossessione della marmellata di fichi a colazione, ma – disintossicato – muore la mamma e lui gli brucia la macchina, inserendosi tra i socialmente pericolosi.
“Dobbiamo essere gentili in questo mondo oscuro”, titolo del primo capitolo sino a “Dobbiamo essere gentili per illuminare il mondo” del settimo ed ultimo.
Tra le due polarità, il titolo “Digressione”: traduce “abschweifung”, gioco ideato da Mary Shelley, nel 1816 a Ginevra.
“Quand’è che i più forti hanno cominciato a rivalersi sui più deboli? Non lo so, ma è successo” (p.431).
Il fascismo latente è una delle tracce di lettura – cosa altro è il bullismo di Arturo Saragat contro l’imbranato Tommi? sino al suo suicidio – ed altro segno è il rimando parodistico all’atto eroico del Duce a Pantelleria con “SALVATAGGIO DI ANZIANA A RISCHIO SOFFOCAMENTO CAUSA OLIVA”.
Oppure “I Rievocatori littori di Asti (…) non s’azzardavano a mettere il naso fuori casa senza indossare la fascia gialla fluo riportante la scritta RIEVOCAZIONE STORICA, [sempre] tutti armati di stoccafissi a caccia di qualcuno che non gli andasse a genio per stramerluzzarlo per benino”.
È il racconto di espiazione di Arturo, dalla depressione della morte della madre.
Una mamma esuberante negli affetti, lasciata dal marito per una ricerca botanica (qua torna Calvino, nato a Cuba perché il babbo botanico e la mamma erano là per ricerche) di una pianta cui darà il nome del figlio.
La mamma sarà amante dell’ideatore del Parcopinocchio, eretto al posto di un campo Rom.
Bellissimi i dialoghi tra un bambino rom e chi doveva convincerlo che era il bene.
Arturo sarà uno dei dodici pinocchi, finendo per arruolarsi tra la milizia del ROSPO (Reggimento Osservatori Salvaguardia e Protezione Obelischi) custodi degli obelischi di Mussolini sparsi per il mondo.
Vi presta servizio nell’attesa che Costantina – una vecchia senza tempo – gli dia udienza e lo accompagni a “Roghudi vecchio” paese fantasma calabrese dove cerca la redenzione in un riavvolgersi del filo tempo e lo riporti ad attendere Tommaso Sconocchini in quel posteggio dove è iniziato tutto.
Ruggero Roggio






