La nostra memoria

Il custode della memoria emotiva: Agostino Amucano e i suoi «Racconti sparsi»

Con la raccolta «Racconti sparsi. La cura americana e altre storie», edita da Paolo Sorba 2026, Marco Agostino Amucano compie un’operazione letteraria tanto intima quanto collettiva.

Noto al pubblico per il suo rigore come archeologo e divulgatore, l’autore sveste qui i panni dello scienziato del passato per indossare quelli, altrettanto preziosi, di custode della memoria emotiva.

l volume raccoglie tredici brevi racconti attraversati da una dolce e persistente nota nostalgica, scritti con il preciso e nobile scopo di salvare dall’oblio i frammenti di un mondo che rischia di svanire per sempre.

Memorie

Amucano ci dimostra che ci sono verità profonde che la terra custodisce nel silenzio, ma che solo la letteratura può rendere davvero immortali.

Il vero nucleo pulsante dell’opera è l’infanzia dell’autore, un’età dell’oro che si dipana lungo l’asse geografico e sentimentale che unisce Calangianus e Olbia.

È in questo perimetro che il piccolo Agostino cresce, protetto e stimolato da un microcosmo brulicante di affetti veri: una fitta rete familiare fatta di zii, di cugini complici di mille avventure e della figura centralissima della nonna, colonna portante di un tempo antico.

Il viaggio comincia negli anni Sessanta, inaugurato dal potente racconto «L’odore del sughero bollito», un incipit sinestetico che evoca immediatamente il profumo del lavoro, della fatica e delle radici identitarie a Calangianus.

Gli incontri con la gente del paese non sono semplici aneddoti, ma ritratti affettuosi di una comunità fondata su codici non scritti, un mondo arcaico ma solidissimo, retto dal rispetto sacro per le tradizioni e da un senso quasi religioso della proprietà.

In questo scenario, l’infanzia diventa il palcoscenico di un’autentica epopea della spensieratezza e del contatto con una natura selvaggia.

Il lettore viene proiettato in una dimensione in cui l’io narrante grida al mondo: «Ero libero. Libero come l’aria, come il vento, come i moscerini della sera che mi sbattevano sulle guance e mi entravano in bocca. Libero come lo stormo di passeri che, alzandosi all’improvviso dai campi, per un attimo volò insieme a noi».

Una dichiarazione di assoluta osmosi con il paesaggio, capace di restituire la purezza di quegli anni in cui bastava una corsa per toccare il cielo.

All’interno della raccolta spiccano capitoli capaci di rievocare con straordinaria vividezza l’atmosfera dell’epoca, muovendosi tra l’ironia popolare e il costume sociale di un’Olbia in piena trasformazione.

In «Le salsicce di Gambadilegno», l’arguzia dei soprannomi di paese si intreccia all’autenticità dei sapori locali, restituendo la sacralità dei mestieri artigianali.

In «Il lido del sole al tempo del twist», l’autore fotografa invece l’estate olbiese durante gli anni del boom economico: tra le note dei balli in voga sulla spiaggia e la spensieratezza dei primi stabilimenti balneari, emerge il ritratto magico di un momento di transizione, in cui la modernità accarezzava le coste galluresi senza ancora cancellarne l’anima più pura.

A dare carne, sangue e commozione ai ricordi sono poi gli animali, figure centrali a cui l’autore restituisce una dignità quasi umana.

C’è il maiale Cioppo, figura tragica e potente, simbolo di una dura realtà rurale e condannato a vivere la sua intera esistenza in un angusto spazio fino alla morte.

C’è Reno, il magnifico cane setter arrivato da Bologna, ombra fedele del padre dell’autore e compagno insostituibile di caccia e di vita.

E c’è la pecora Zinzìa, splendido frammento di vita pastorale che incarna una quotidianità in cui gli animali scandivano i ritmi delle giornate e l’economia degli affetti familiari.

La scrittura di Amucano si distingue per un’eleganza fluida e accessibile. Si avverte la precisione dell’archeologo, ma c’è anche una forte componente di realismo magico, vicina ai maestri sudamericani e a figure archetipiche come il “matto” del paese: nelle sue pagine la follia non è mai un limite, ma una finestra su mondi che i sani non sanno più vedere.

«Racconti sparsi» è un libro che si legge con il ritmo lento delle confidenze.

È una lettura consigliata a chi ama la Sardegna autentica e a chiunque sappia riconoscere il valore terapeutico della narrazione.

Amucano ci regala un’opera in cui ogni pagina è un pezzo di specchio: guardandoci dentro, finiamo per ritrovare la nostra stessa infanzia.


Cristina Oggiano

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