Passione di un maestro

Albino Bernardini, attualità di una visione pedagogica.

Gli ultimi due convegni su Albino Bernardini, organizzati rispettivamente dall’Università di Cagliari e dall’amministrazione comunale di Siniscola1, hanno affrontato alcuni aspetti della vita e delle opere dell’autore, rivelandosi utili per comprendere ulteriormente questa straordinaria biografia.

In base alle conoscenze acquisite emerge un profilo sempre più nitido del maestro di Pietralata, per molti versi ancora poco noto al di fuori degli ambienti specialistici, sorprendente sia per la vastità della produzione sia per la profondità della sua visione pedagogica.

Originario di “Sinilandia” — come calvinianamente amava denominare Siniscola in uno dei suoi racconti per ragazzi più amati2Bernardini ha incarnato la figura del maestro-intellettuale capace di trasformare la periferia geografica ed esistenziale in un laboratorio pedagogico universale.

A rafforzare questa rilevanza nella storia della pedagogia italiana vi sono i noti riconoscimenti istituzionali e culturali: la laurea magistrale honoris causa in Scienze della Formazione Primaria, conferitagli dall’Università di Cagliari nel 2005, e il “Premio Gramsci” (2007), ricevuto dalle mani di Nereide Rudas insieme a intellettuali come Maria Lai, Giovanni Lilliu e Francesco Masala: personalità che hanno saputo raccontare una Sardegna universale, autentica e distante dagli stereotipi culturali.

Di questo legame vivo con il territorio è testimone anche il premio letterario itinerante per l’infanzia, fortemente auspicato da Bernardini e istituito a Olzai quando l’autore era ancora in vita; una manifestazione che, dopo una fortunata edizione a Siniscola (2012-13) e una breve prosecuzione a Dorgali, attende ancora di essere definitivamente rilanciata e riproposta in pianta stabile nel paese d’origine.

Non mancano, a questo punto, autorevoli punti di riferimento per promuovere ulteriormente il suo profilo: esiste infatti una bibliografia di prim’ordine utile a evidenziarne il rilievo e la giusta collocazione nella storia della scuola italiana.

Manca tuttavia una ricognizione più attenta sugli aspetti biografici e formativi legati alla prima fase vissuta nella realtà locale3.

Per altri versi, è fondamentale capire l’attualità dei suoi scritti e quanto, nelle pratiche didattiche quotidiane, la scuola contemporanea sia debitrice a quelle stagioni di sperimentalismo d’avanguardia o quanto, all’opposto, i metodi tradizionali siano rimasti impermeabili al cambiamento e all’innovazione, in un momento in cui il mondo dell’istruzione sembra procedere per opposte polarità, tra slanci tecnocratici e nostalgici ritorni al passato.

In questo contesto, in assenza di una solida formazione teorica, il lavoro del maestro-insegnante rischia ancora oggi di piegarsi alla routine burocratica e all’ordinarietà delle procedure.

All’opposto, la vicenda professionale di Bernardini si sviluppa in parallelo a un solido approfondimento ideologico: il pensiero di Anton Makarenko, l’attivismo democratico di John Dewey e la pedagogia della liberazione di Paulo Freire, arricchita dalle relazioni strettissime e dai fertili scambi con figure come Danilo Dolci e Gianni Rodari.

Da queste basi si è sviluppata la trilogia sardo-romana (Le bacchette di Lula, Scuola nemica e il più celebre Un anno a Pietralata) che è ormai parte del patrimonio pedagogico italiano; mentre minore fortuna hanno avuto presso il grande pubblico opere cruciali come La supplente o Viaggio nella scuola sovietica.

Ugualmente sommerso, ma preziosissimo, è l’immenso corpus di articoli pubblicati su quotidiani e riviste, così come la fittissima corrispondenza inviata agli studenti anche negli ultimi anni.

Una rete epistolare — che lo collegava quotidianamente a scuole di ogni ordine e grado, ad altri maestri, a studenti e ai massimi teorici dell’educazione del tempo — dimostra come per Bernardini la scrittura fosse essa stessa un prolungamento dell’azione didattica, uno strumento di cooperazione e di autoformazione collettiva.

La grandezza di Bernardini sta proprio nell’aver saputo coniugare coraggiosamente la professione di educatore con un impegno sociale militante in un’Italia e una Sardegna post-belliche ferite, caratterizzate da percentuali altissime di analfabetismo e da una profonda sfiducia delle classi subalterne verso lo Stato e la sua scuola.

In questo quadro, anche i dettagli biografici ancora sottovalutati o non ancora adeguatamente indagati, potrebbero assumere un valore centrale come primo tentativo di sistematizzare storicamente l’esperienza umana e intellettuale.

Dai primi anni giovanili vissuti a Siniscola alla drammatica partecipazione alla seconda guerra mondiale nella penisola balcanica.

Alla fine della guerra la sua militanza politica nel Partito Comunista, l’arresto a Borore nel 1948 alla guida delle ribellioni contadine: sono tutti passaggi di una vera e propria scuola di vita, dai quali nacquero la sensibilità e la fermezza necessarie per affrontare le successive esperienze sul campo.


Parliamo della trincea sociale di Lula, dell’incontro con la comunità di Bitti, dell’approdo nella complessa borgata romana di Pietralata e, infine, dello sguardo internazionale con i viaggi in Unione Sovietica.

Esperienze umane e professionali inscindibili, che fanno della sua impostazione metodologica una bussola ancora incredibilmente attuale per la scuola di oggi.

Antonello Pipere

Note

1 Si veda al proposito la giornata di studi organizzata dalla Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, dell’8.10.2025, “Albino Bernardini nella storia della lingua italiana”, con gli interventi di Andrea Marrone, Lorenzo Cantatore, Roberto Sani, Elena Zizioli. Per altri versi, di un certo interesse, è stato il Convegno di Siniscola, “Parole che crescono”, del 13 dicembre 2025, con il Patrocinio del Comune di Siniscola con gli interventi di Andrea Marrone, Pino Boero, Mariella Marras, Francesco e Giuliana Bernardini e Antonio Murru.

2 Albino Bernardini, Le avventure di Grodde

3 Da questo punto di vista si veda il saggio biografico di  Giuseppe Guzzo, Da Lula a Pietralata, Rubbettino, Catanzaro 2007.

Articolo precedenteLa riffa della morte
Articolo successivoMastru de sos pitzinnos, Mastru de sos mannos