Merita attenzione Speranza Serra, per il suo ultimo lavoro “Dal sogno a sera” (Eretica, 2025).
Autrice di diari, racconti e testi teatrali, prosegue la sua ricerca poetica dando seguito alla ricerca avviata con la silloge “Oltre la stanza” (Eretica, 2023).
La raccolta è divisa in tre stanze poetiche: “Dal sogno a mezzogiorno”, “Un seno scoperto in attesa di carezza”, “Pomeriggio inoltrato, quasi sera”. “Tre movimenti, come una giornata che diventa metafora dell’esistenza”, leggiamo nella quarta di copertina.
Sono centotrentotto componimenti poetici di intensa aderenza al presente, il cui “afflato” (parola che a lei non piace, tiene a dirlo mentre la pronuncia) è nelle immediate contiguità di una consapevolezza del femminile, le cui soggettività vanno compiutamente declinandosi nella condizione presente.
È una presenza assertiva e rispettosa, quella che la poesia di Speranza Serra propone: di genere e piena della maturità dei silenzi che hanno accompagnato il disvelarsi del ruolo femminile al mondo.
“Ci siamo”, parrebbe che dicano i suoi versi, ma anche il dubbio del punto interrogativo – “ci siamo?”, sembrano chiedersi i versi delle sue poesie nel rispetto della consapevolezza che il percorso di affermazione di una cultura di genere si faccia carico dell’esigenza insopprimibile di una umanità aperta al confronto, nel rispetto delle alterità, un divenire che ha tempi da vivere.
Si chiede Speranza da quando le donne poete siano ammesse alle antologie di settore e constata – da studiosa – quanto il movimento sia in crescita come dimostra l’incontro annuale di Seghene, ricco di giovani, e come le pubblicazioni accademiche includano sempre di più le competenze femminili.
“Vogliamo esserci” è anche e comunque il senso di questa bella raccolta, che declina il senso pieno della poesia civile (p.120), l’auto analisi e l’introspezione, intimista, attenta ai sogni (incubi truculenti, confessa di vivere nella presentazione al Vecchio Mulino a Sassari) ed alla materialità del quotidiano: sia la cura del giardino o la attenzione al problema ecologico, gli amori tossici e la conoscenza profonda della letteratura – citando Quasimodo e Deledda e Garcia Marquez o Savina Dolores Massa e Patrizia Cavalli; Allan Poe e il dramma dei Gazawiti e il gusto della allitterazione –
“Ma il fardello del tempo ha riempito \ di sassi le ossa: con precipizio di massi \ e ghiaia rovino dal monte” (p.64). E poi ancora Nina Cassian, Edoardo Zuccato, Amelia Rosselli.
È difficile citare un verso senza fare torto agli altri: sono poesie tutte molto belle e significative.
“Cerco pietre stabili, funi tese in aiuto \ per attraversare il fango” (p.76).
Piuttosto qualche spruzzo per aiutare a capire lei. Ma è difficile perché la sua riservatezza è massima, e capisci il perché abbia aspettato a pubblicare le sue raccolte: sono parole meditate e scelte una per una, con ponderatezza di grande osservatrice, fortemente etica e lontana da giudizi affrettati.
“Ma la donna ha testa altrove \ in un dove senza sostanza, \ denso di ritornelli e niente, \ e lì, sola, si perde” (p. 77).
E sugli amori tossici, dacché una stanza dei componimenti ne parla, trascrivo intera questa poesia – ironica, didascalica, di donna matura: forse indirizzata ad un mondo adolescente, mondo in quanto tale nel rispetto dei diritti alle differenze, confuso da una parità fraintesa perché dimentica specificità importanti:
Mi vuoi ubbidiente
dedita ai tuoi consigli,
pronta ai tuoi silenzi.
Acconsento per ragioni ignote
palesi solo alle pareti più nere del cuore.
Non per questo perdo la testa.
La vedo rotolare lungo il pendio dell’assenza,
poi, segnato su una mappa d’aria inesistente
il punto d’approdo,
vado a riprendermela.
Livre de chevet – da comodino. Da degustare come un vino da meditazione cogliendo sapori e profumi. Bel libro veramente.
Ruggero Roggio






