Le nostre ombre

Bel libro, colto, interessante, curioso e ricco di curiosità, capace di regalare momento singolari e gustosi questo di Lauretta Colonnelli, “La vita segreta delle ombre. Storie di luce, arte, silenzio e altri misteri”. (Marsilio 2025).

Un concatenarsi di riflessioni di riflessioni ed una ricerca minuziosa sugli sterminati aspetti che una ricerca così immediata, intuitiva a tutti noi, si rivela profonda di spunti e di conoscenza.

Ci sono poi le ombre contrapposte al mondo reale. In molte credenze l’ombra di una persona sarebbe l’unica parte a sopravvivere quando la vita si spegne. Dal tempo di Omero – leggiamo sempre dalla introduzione – i poeti narrano di viventi che varcano le soglie dell’aldilà per riabbracciare le ombre dei propri cari. Queste ombre hanno sembianze sbiadite, parlano, prevedono il futuro, rievocano le vicende della loro esistenza terrena, ma sono inafferrabili” (p.8).

Si racconta, tra le altre, la storia di Francesca Lablanche – moglie del virtuoso pianista austriaco Sigismondo Thalberg – che volle imbalsamare il marito, avvalendosi del mummificatore sardo Efisio Marini (altresì personaggio guida dei romanzi di Giorgio Todde), “perché ne preservasse il corpo dalla corruzione”.

E dopo l’anno del lutto la vedova riprese la vita di società, invitando nella villa sul mare gli amici a cena “accomodando a capotavola, vestito con impeccabile gusto dell’uomo di classe” il corpo mummificato del pianista. “Il macabro cerimoniale proseguì per sei anni e otto mesi dal 29 novembre 1872 al 26 luglio 1879, quando la polizia obbligò la vedova a seppellire la mummia nel cimitero di Poggioreale” (p.108).

Significativo il brano dedicato al prodigio di Villanella, un comune di duecento abitanti della valle Antrona in Piemonte dove gli inverni per ottantatre giorni all’anno costringevano il borgo nell’ombra.

Nel 2006, il sindaco Franco Midali e l’architetto Giacomo Bonzani riuscirono a portarvi la luce del sole: “La sua luce riflessa arrivava da uno specchio di quaranta metri quadrati, pesante undici quintali, trasportato in elicottero in cima alla montagna di fronte al paese. E da allora continua a ruotare con micromovimenti a cadenza regolare, per inseguire il sole nel corso della giornata… Pioggia e vento ne tengono pulita la superficie” (p.83).

Sembra una lotta contro le leggi di vita e della fisica, ma è la relazione dialettica che l’umanità intesse con l’inconosciuto: “Contrapposta alla luce, l’ombra ne diventa il simbolo negativo.

Ed entrambe vengono narrate come i poli di un unico pensiero: il bene e il male, Dio e il diavolo … (p. 8). Facile per questa via arrivare ai tunnel di Gaza – il nostro quotidiano: lo stillicidio genocida, da troppo tempo ormai. Leggiamo: “E poi c’è Gaza e le altre città della Striscia.

Si parla continuamente dei tunnel sotto queste città, ma nessuno sa di preciso quanto siano estesi (…) Dai dieci agli ottanta metri di profondità, forse anche di più, stanze grandi abbastanza da ospitare automezzi e missili … e probabilmente ostaggi.

La paura moltiplica questi numeri, rende una realtà invisibile una creatura che si riproduce, crescendo a ogni evocazione”. (pp.241-242)

Un livre de chevet di quelli che si possono aprire a caso e leggervi di Bergman e Fellini, di Pascoli e Jung e delle nostre zone d’ombra. Un libro che ci aiuta a pensare: insomma, proprio bello.

Ruggero Roggio

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