Svelarsi con la poesia

“Quel che stavo per dire” è il titolo della raccolta con cui, pochi giorni fa, il siniscolese Amos Mulargia ha conquistato il primo posto del Premio Letterario Città di Quartu Sant’Elena, sezione poesie inedite.
Alla sua V edizione, l’evento si conferma un appuntamento culturale di grande spessore, un momento di scoperta e valorizzazione di talenti e opere meritevoli di attenzione.

Le motivazioni del premio rilevano la portata letteraria dell’opera di Amos:
“Per la straordinaria forza evocativa di una parola poetica che abita la soglia del non detto, catturando con rara precisione i lampi di un’archeologia interiore e la vertigine dei sentimenti più intimi.”

Ho voluto incontrarlo.


Condividere con lui questo riconoscimento, indagando sulla fonte di questa straordinaria capacità di creare magia con le parole.

Mi parla di richiamo, di passione innata.
Di un’urgenza che ha trovato il modo di esprimersi, in certi momenti centralizzante.

E mentre si racconta, intravedo un accesso privilegiato al senso delle cose e dell’esistenza umana in generale, in una vera immersione sensoriale che non si limita a osservare, ma vuole costruire una realtà visibile attraverso codici personali: il suono giusto, l’incastro perfetto delle parole.

“…ma ho in tasca un mazzo di fiori
e parole in disordine”



Impossibile non soffermarsi su alcuni suoi versi.
Si finisce avvolti da una profonda riflessione, intimamente sospesa tra il reale e lo stato d’animo: l’attimo di chi scrive diventa l’attimo di chi legge, senza avere una parte precisa.

E seppur con un approccio inesperto, mi rendo conto che questo processo è sempre presente nelle poesie di Amos: il suo sentire diventa il sentire del lettore e l’emozione all’origine si evolve, non appartiene più al suo autore ma è di tutti.
Ricordando il suo passaggio dallo scrivere per sé stesso all’apertura verso l’esterno, sposta la mia attenzione sul valore della comunicazione della poesia e sul ruolo centrale che questo concetto ha rappresentato nella sua crescita, elemento imprescindibile di rispetto per il lettore.

“Ho dormito dalla tua parte del letto
e ho lasciato la porta aperta”

Cita Montale e Szymborska, tra i poeti più noti, con i quali sente di entrare in risonanza.
Ma l’ispirazione, lo percepisco, è ampia, ed è legata alla vita vissuta, da ciò che cattura la sua attenzione, a volte piccole cose.
Non in forma autobiografica, precisa, piuttosto, emozionale, riconducendo la sua produzione letteraria a una triplice chiave di lettura: Amore, Assenza e Mistero.

Soni i grandi temi dell’esperienza umana ed esplorarli attraverso la poesia significa mettere a nudo l’insieme dei propri valori, la vulnerabilità che la maggior parte cerca di nascondere, la profondità del pensiero. Benché propenso al cambiamento, se frutto di una trasformazione interiore, ho la sensazione che non smetterà mai di sviscerare queste tematiche.

“Faccio il conto alla rovescia
delle stelle
dall’ultima alla prima”

Sono diverse le poesie in cui Amos tende all’essenziale: gli toglie qualcosa?

Mi convince del contrario.
Perché nella poesia c’è sempre un significato più ampio di ciò che si legge ed eliminare il superfluo, ciò che non serve, ne amplia il confine. Mi porta in una zona di spazio libero in cui muovere l’immaginario attraverso le pause, persino i silenzi. Se a un numero ridotto di parole deve corrispondere un significato più esteso, allora la ricerca è minuziosa. È uno scenario affascinante, una costruzione lenta.

La sensibilità di Amos abbraccia diverse direzioni del sociale, con regole comunicative differenti.
“Nelle vesti di politico sono responsabile non solo di quello che dico ma anche di quello che capisce chi ascolta. Per questo, cerco di essere molto chiaro perché il significato percepito sia il più possibile vicino alle mie intenzioni.
Nella poesia, invece, il lettore è parte attiva e creatrice, perché legge attraverso il filtro delle proprie emozioni, ricordi e formazione. Non si tratta infatti di capire ma di cogliere, e anche nel caso di totale fraintendimento, al massimo si è letta un’altra poesia: poco male.”

“Ma quanto pesa una nuvola
se la guardi da sotto”

“Quel che stavo per dire” è una selezione di poesie scritte negli ultimi quindici anni.
Raccontano il cammino dell’uomo e insieme del poeta che sente di avere molte altre cose da dire.

Grazie mille.

Genni Piras

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