Magnifica Humanitas

Recensire un’Enciclica, è possibile?
Certo non dal punto di vista letterario seppure abbia il pregio, la sua lettura, della piacevolezza, delle informazioni acquisibili, dalla completezza del messaggio.

È il Papa che parla – Leone XIV, che già nella scelta del nome – adesso capisco – si vuole porre in linea di continuità con il suo predecessore onomastico, Leone XIII, il pontefice del dogma dell’infallibilità, l’estensore della Rerum Novarum (1891).
Con la quale la Chiesa affronta il problema del lavoro – la sua dignità, nella costruzione della società:
la Dottrina Sociale della Chiesa che prende forma.
Capisco oggi, dopo aver letto Magnifica Humanitas, le linee di continuità tra i due pontefici.

Dunque sì – recensiamo: Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, Enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Guida alla lettura di Christian Barone, Indici a cura di Giuliano Vigini, (San Paolo, 2026).

Una riflessione – l’Enciclica, non è mai casuale, ma estremamente pertinente, necessaria. E neppure è una semplice riflessione destinata ai credenti.

È una lettura del presente, che entra nella carne viva di trasformazioni epocali che avranno a causare significativi mutamenti nell’agire quotidiano di tutti noi.

Devo perciò contestualizzarla nel presente magmatico, cercando le polarità di posizioni tra i teorici dell’Intelligenza artificiale, quelle forze sociali, economiche e culturali e il resto del mondo dove noi, per quanto capiamo del momento presente, cerchiamo nell’Enciclica papale chiavi di lettura.

Colgo il momento delle frizionalità tra Leone XIV e Trump. Ricordo il Papa rispondere ai suoi attacchi, mentre – sull’aereo dell’ultimo viaggio apostolico, dice con fermezza “Non voglio fare un dibattito con lui”.

Seppure la religiosità della governance Usa non è in discussione: Vance, il vicepresidente USA, non aveva esitato a mostrarsi in TV con una grossolana croce di cenere in fronte ed il presidente sia apparso attorniato da sciampiste delle varie chiese a delimitare un cerchio protettivo nel momento delle decisioni irrevocabili, si coglie comunque la frattura tra due modi di intendere ruoli e religiosità.

Da un lato la riflessività religiosa, istituzionale; dall’altro l’accelerazionismo tecnologico come nuova religione.
Di cui è missionario Peter Thiel, il fondatore di PayPal e di Palantir, colosso dei Big Data.
Era a Roma (marzo 2006) a diffondere il suo credo rifacendosi con fare da predicatore, nelle sue lezioni a porte chiuse, a San Paolo ed ai Vangeli: a tirare la coperta corta sui piedi della tecnologia.

Per dire che esiste una intelligenza artificiale woke (il modello è Antrhopic, guai che cada nelle mani dei cinesi: vietata la vendita!) ed una versione stile Elon Mask, padrone dei cieli ucraini e dei destini logistici di quel conflitto. Insomma, questo grossolanamente il contesto di riferimento nel quale l’Enciclica andrà a operare.

Una analisi dettagliata quella condotta dal Papa sulla traccia della Dottrina Sociale iniziata con la Rerum Novarum viste le implicazioni che l’IA avrà sul mondo del lavoro.



La sviluppa in 244 brevi paragrafi cucendo la continuità della Dottrina Sociale della Chiesa, con l’esigenza di scegliere – la metafora è immediata – “tra edificare Babele o ricostruire Gerusalemme” (p.35) e, puntualizza che “edificare nel bene significa accettare il limite e la fragilità dell’umanità senza considerarli un errore da correggere” (p.37).

Precisa che la Dottrina sociale della Chiesa nasce dall’incontro tra la verità del Vangelo e le domande della storia e lo spiega cucendo tutta l’attenzione delle riflessioni dei vari pontefici dedicate ai temi sociali, constatando come il “sistema economico-finanziario globale …ha ridimensionato il potere politico degli Stati e la loro capacità di orientare i processi economici” (p.67) con il rischio del prevalere della logica del mercato.

Il pericolo, insomma, è “che ogni persona debba guadagnarsi o giustificare il proprio valore, al punto da attribuire maggior pregio a coloro che sono più efficienti e performanti” (p.77). Si rischia di svilire uno dei pilastri della Dottrina – il principio di sussidiarietà – dacché “nel contesto della rivoluzione digitale” la supremazia non è dello Stato “ma di ogni grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle condizioni della vita comune” (p.93).

Spiegando che “Le innovazioni tecnologiche – compresa l’intelligenza artificiale – non sono neutrali: possono accrescere partecipazione e giustizia, oppure ampliare disuguaglianze, controllo ed esclusione” (p.105), svilire il ruolo dei corpi intermedi, il tessuto connettivo della società.

Chi avrà voglia di confrontarsi con questa lettura coglierà la completezza del messaggio e la sua finalizzazione a salvaguardare l’umanità da derive pericolose. “Affidare… a un algoritmo il potere di selezionare chi merita e chi no …significa affidargli il compito di ridefinire i confini delle possibilità umane. Ciò che viene meno … non è solo l’empatia verso l’escluso, … ma la responsabilità politica, perché lo scarto dei deboli viene ammantata di neutralità e oggettività, davanti alle quali è impossibile protestare” (p.119).

Io ringrazio la mia curiosità e Leone XIV per questa meravigliosa Enciclica e avendo letto molto della letteratura di settore, mi sono sempre trovato perplesso di fronte alla excusatio non petita da Silicon Valley, tutta volta a dare mani su mani di democraticità laddove sono evidenti nuove aristocrazie e dispotismi.

“Non serve un’IA più morale, se questa morale è decisa da pochi” (p.122) leggo, e ritorno all’insediamento di Trump dove a fargli schiera erano i nuovi padroni del mondo dell’IA e connessi. E mentre gli sviluppi politici di questo delirio di potenza sono più che evidenti, incombono le domande storiche del Jekyll e Hyde.

Assieme scopriamo che “alcuni gruppi di neuroni digitali si organizzano assieme e, quando si attivano, producono dei concetti i quali danno un’idea del livello di astrazione raggiunto delle macchine”, (così Nello Cristianini in “L’IA va studiata come se fosse una nuova specie”, in Robinson – luglio 2006 e del quale segnalo “Forma Mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine” (il Mulino, 2026, p.162)).

Tornando a Peter Thiel che cita Carl Schmitt, gli rubo questa citazione: “Un mondo così artificiale richiede una «religione della tecnicità» che ha fede nel «potere e dominio illimitato sulla natura […] [e] nell’illimitato potenziale di cambiamento e di felicità dell’esistenza naturale di questo mondo dell’uomo» (p.34) [in Peter Thiel, Il momento straussiano, Liberlibri, 2025].


Ancora di più, Papa Leone XIV: grazie! bellissima lettura, essenziale!

Ruggero Roggio

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