Il buio e la luce

Nella cornice meravigliosa delle serate estive e nelle pause leggere e brevi di un caldo soffocante capita di imbattersi, come oramai succede da vari anni, in dialoghi e spettacoli che richiamano i nostri segreti idoli e ci offrono la possibilità di ripercorrere le nostre conoscenze con visioni diverse.

Lo spettacolo tenutosi a La Caletta nell’Area Fraterna il 7 Agosto dal titolo “Caravaggio e i sogni degli angeli” nell’ambito della XII edizione della Pastorale del Turismo 2026 mi offre lo spunto per ripercorrere la portata rivoluzionaria della sua opera.

Caravaggio è stato un anticipatore non solo nel campo dell’arte squisitamente pittorica, ma anche nel campo del pensiero e della poesia: autentici giganti del ‘900 come Martin Heidegger e Rainer Maria Rilke hanno con lui più punti in comune di quanto si possa immaginare.

Nelle tele del pittore – nello spettacolo non si è mostrato nessun quadro – il buio che avvolge la scena rappresenta il nulla, mentre la luce rappresenta l’essere, la verità dell’essere (aletheia).

Scudo con testa di Medusa, Caravaggio, 1598

La verità come fatto dello spazio logico è resa possibile dall’irrompere della luce ovvero dell’essere il cui nascondimento è dato dal buio. L’essere che si nasconde potrebbe venire esemplificato da quei paesaggi sullo sfondo della scena inghiottiti dal buio e pertanto resi invisibili.

La verità è nei soggetti colpiti dal fascio di luce e colti nella loro cruda esistenza: possono avere i piedi sporchi, recare ferite, avere testa mozzata; in quella crudezza – niente immagini trionfali o celebrative – c’è la verità dell’essere e del loro destino esistenziale.

Qui troviamo non solo il primo Heidegger, quello che contrappone l’esistenza autentica all’esistenza inautentica, ma anche il secondo Heidegger, quello del tempo della povertà dell’essere.
La figura heideggeriana della “Lichtung” ovvero della radura nella oscurità del bosco che lascia filtrare la luminosità dell’essere non è forse altro che il lampo che violentemente rischiara la scena?



E ancora nel poeta Rilke la notte e quindi il buio e il silenzio è ciò da cui originano le cose e le parole.
La bellezza in Rilke non ha nulla di consolatorio, il poeta dirà: “Il bello è l’inizio del tremendo”.
Lo stesso accade in Caravaggio dove il bello provoca sconcerto e sbigottimento.

Tornando allo spettacolo, l’intento di presentare i quadri di questo immenso sognatore, senza esporli ma solamente drammatizzandoli, è commendevole nelle intenzioni e ambizioso nella realizzazione, pur dando ammirevole vanto agli interpreti e alla musica.

Va detto tuttavia che solo la potenza poetica dell’autore delle “Elegie duinesi” o dei “Sonetti a Orfeo” avrebbe potuto colmarne realmente l’assenza.

Corrado Di Loro

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