Eranu

Il 21 marzo di ogni anno il calendario ci ricorda che, con l’equinozio di primavera, l’inverno ci lascia (o almeno dovrebbe lasciarci) e inizia la stagione dei fiori, delle erbe, dei profumi e delle fresche brezze che portano nuova linfa e nuova vita agli uomini e alla natura.

Tutto sembra risvegliarsi, le gemme sugli alberi preannunciano nuovi frutti e noi stessi guardiamo una luce nuova nelle giornate che si aprono davanti a noi.

Nuovi sogni e nuovi ottimismi prendono il volo, il buio delle notti sembra scomparire in nuove albe e in lunghi crepuscoli che ci riempiono gli occhi di speranza.

E’ forse per questo rifiorire della natura, per questo irrompere di aurore che allargano gli orizzonti e che sembrano ispirare nuovi sentimenti di pace e di amore che in questa giornata si celebra anche la POESIA.

Certo è molto difficile dare una definizione di poesia.

I nostri antenati greci che di poesie, comunque, si intendevano la definiscono come un evento creativo, “poiesis” una nuova creazione, attribuendo al poeta quasi il potere di un Dio, capace di creare dal nulla qualcosa di bello e di positivo.

La poesia è capace di volare alto, a volte molto alto, in vari campi, dai sentimenti più prettamente umani quali l’amore e l’amicizia, ad altre espressioni dell’uomo quali la pietas, il valore eroico, l’altruismo e la dedizione fino al dono di se stessi.

Certo, come riconoscevano già i nostri antenati latini, la poesia forse serve a poco nella prosa della vita perché “carmina non dant panem” e l’ars poetica sembra vivere in un limbo di “otium” e di contemplazione.

Se possiamo comunque azzardare una definizione potremmo descrivere la poesia come i migliori sentimenti dell’uomo trasformati in parola che agli stessi sentimenti ritorna e riconduce chi di essa a volte si nutre.

La poesia è però al di là di tutto la migliore espressione dell’uomo come nutrimento del suo spirito e talvolta leggerla ci fa veramente bene perché in essa troviamo noi stessi magicamente trasformati in “verbum” dai veri poeti.

Certo è anche vero che, in forma irridente, qualcuno ha detto che a vent’anni siamo tutti poeti ma chi pensa di esserlo oltre i cinquanta o lo è veramente oppure è matto.

Azzardiamo comunque a festeggiare in versi la primavera e la poesia con l’angoscia che di questi tempi ci è compagna e consapevoli che nessuna musica ci consola perché, in tempi di tristezza, come cantava il Nobel Quasimodo:
“Alle fronde dei salici, per voto
anche le nostre cetre erano appese”.

ERANU

E como nachi intrat su eranu
chin grundines e chin sas virdes ervas
campos froritos chin mugras e chervas
chin su sole caentosu dae manzanu.

Cuntentesa est pro donzi cristianu
fintzas pro tene c’amore cunservas
chin coro delicatu issepertas
colores durches vitzin’e luntanu.

E sa natura ti ponet allegria
e s’animu cuntentu rasserenat
e ti prenat sos ocros de bellesa

Su pessamentu curret chin lestresa
a sa gherra chi sa mente nos prenat
de dolores mannos e de angustia(s).

21 marthu 2026 (Antonio Murru)

POESIA

E lo sguardo che vagante
oltre l’infinito orizzonte
supera cieli oscuri di luce
Ritorna al cuore
ritorna alla mente
carico di dense
emozioni fuggenti.
I raggi del sole
riscaldano ancora
le ombre pesanti
di uomini in armi
Che dietro di loro
lascian neglette
le dolci coscienze
di padri
e di amanti.
O pallida terra
arrossata di sangue
assordata di grida
di madri e di infanti
Rivolta i tuoi monti
i tuoi mari sconvolgi
e annega nel fango
di eterna stoltezza
le mani di odio
che fanno perire
i tanti fratelli
che riempion di lacrime
vallate innocenti
di pace sognanti.
E tu Poeta
che ammanti
di versi accorati
la tua pena perenne
di tormentosa appartenenza
a questa folle umanità
Alza di nuovo solenne
una voce portentosa
di dolente onnipotenza
A richiamare un Dio
che ricordi al nuovo Caino
sentieri fecondi
di giustizia e di amore.

21 marzo 2026 (Antonio Murru)

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