I Shardana di Ennio Porrino – Parte I

Una grande opera lirica e un grande autore ingiustamente dimenticati

“È questo un dramma che si riporta ai tempi delle origini della civiltà europea, quando l’uomo non credeva ancora in un sol Dio, ma nella potenza degli Astri e professava il culto dei Morti e delle Acque. Qui si parla di una Sardegna preistorica, libera sul mare. In quest’isola vigono severe leggi di giustizia e il popolo è fedele custode di tutte le tradizioni della sua razza, la quale non tollera né invasioni territoriali né corruzioni spirituali. Ogni atto importante di questo popolo è però suscitato da profondo sentimento di poesia, poiché predomina in esso l’amore per la terra, per il mare e per la vita semplice” (Ennio Porrino).

Sono venuto a conoscenza della rappresentazione al Teatro San Carlo di Napoli di un’opera lirica intitolata I Shardana soltanto durante il lavoro di raccolta degli scritti di Felix Karlinger sulla Sardegna.
E, in effetti, una lettura approfondita degli articoli dell’etnomusicologo tedesco ha contribuito enormemente alla conoscenza, non solo di questa opera lirica ma anche di episodi importanti della vita nonché dell’infinita messe musicale di Ennio Porrino, il cui nome è indissolubilmente legato alla Sardegna.

Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma nel 1959, Porrino rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la più grande della Sardegna.

Ancora ventenne si afferma con la lirica Traccas (su versi di Sebastiano Satta) nel concorso nazionale La Bella Canzone Italiana. Segue una strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de I Shardana al Teatro San Carlo di Napoli il 21 marzo 1959.

La sua morte improvvisa è di circa sette mesi più tardi.
È sintomatico constatare come il legame con la Sardegna apra e chiuda quindi la sua vita, terrena e musicale.

L’autorevole enciclopedia musicale tedesca Die Musik in Geschichte und Gegenwart riporta che «la grande opera I Shardana fu accolta dalla critica come “la più importante opera lirica composta in Italia in questo dopoguerra”» (Stoccarda 1960).
Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana le critiche sono eccezionalmente positive.

Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a I Shardana tanti meriti e uno soprattutto unanime: la capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna, attingendo nel contempo alla musica tradizionale dell’isola mediterranea.

Porrino era perfettamente consapevole che il vero patrimonio culturale dell’Italia fosse da ricercare non nell’uniformità di un’arte banalmente italiana bensì nelle diversità delle culture locali.
Egli crea arte “glocale” ben prima che questo termine entrasse a far parte dei nostri dizionari.
Il 18 marzo del 1960 I Shardana verrà rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà anche nella capitale sarda un grandissimo successo. Ancora una volta, ma in forma oratoriale ,a Roma il 26 settembre dello stesso anno.

Dopo, il silenzio …

Ennio Porrino al pianoforte.


Già prima della rappresentazione partenopea, i numerosi articoli dei maggiori quotidiani nazionali facevano presagire un’opera fuori dal comune. Nel foyer del teatro napoletano venne addirittura allestita una mostra di bronzetti sardi, e in questo modo si diede al pubblico la possibilità di ammirare un’arte sconosciuta ai più.

Che l’Italia musicale intera fosse in fibrillazione per l’imminente prima rappresentazione assoluta de I Shardana, basta leggere la rassegna stampa dell’epoca, che testimonia con innegabile evidenza la notorietà, il prestigio e la stima di cui Porrino godeva allora nel nostro paese, e non solo come compositore ma anche come direttore d’orchestra e critico musicale.

Non va dimenticato inoltre, che all’epoca della rappresentazione de I Shardana, Porrino ricopriva ormai dal 1951 l’incarico di professore ordinario di composizione al Conservatorio romano di Santa Cecilia a cui si aggiunse, dal 1956, anche quello di Direttore del Conservatorio Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cagliari e di Direttore Artistico dell’Ente Lirico e dell’Istituzione dei Concerti.

All’estero il compositore sardo era già noto da tempo, in modo particolare grazie alle sue opere sinfoniche Sardegna e Nuraghi, eseguite più volte sia in Europa che negli Stati Uniti, e in numerose occasioni dirette dal celebre direttore d’orchestra Leopold Stokowski, che in una lettera inviata a Porrino da New York il 5 gennaio del 1950 così si esprime poche settimane dopo l’esecuzione di Sardegna del novembre 1949 alla Carnegie Hall con la New York Philarmonic:

“Caro Signor Porrino, da quando diressi la Vostra Sardegna sono stato terribilmente occupato per il mio lavoro. Ho sempre desiderato scrivervi, ma non volevo scrivervi di premura con molte altre cose in mente […]. Secondo la mia opinione la vostra Sardegna è una grande musica e nello stesso tempo una intensa espressione del sentimento della vera vita di Sardegna […]. Il vostro «poema sinfonico» esprime molto eloquentemente il sentimento e la vita, talvolta violentemente agitata. Altre volte la gaiezza di una festa o la danza all’aperto. L’insieme è eseguito con poesia e l’atmosfera romantica di un’isola antica. L’orchestra, il pubblico ed io eravamo tutti commossi profondamente per la forza emotiva del pezzo […]”.

L’opera lirica I Shardana ebbe un lunghissimo periodo di gestazione; inizialmente nata come racconto, il cui titolo originario era Bèrbera Jonia, divenne in seguito dramma musicale in tre atti e andò in onda come adattamento radiofonico alla RAI di Roma il 4 aprile 1956, con il titolo Hutalabì. Le varie fasi, anche se in modo sommario, della genesi de I Shardana, le ritroviamo nelle lettere indirizzate agli amici e in alcune sue interviste.

Ma intanto arriva il giorno della prima al Teatro San Carlo di Napoli e a Porrino viene affidata anche la direzione d’orchestra per un’improvvisa indisposizione del Maestro Gabriele Santini. Tra i maggiori cantanti lirici dell’epoca (Ferruccio Mazzoli, Oralia Dominguez, Gastone Limarilli, Marta Pender, Piero Guelfi, Antonio Galiè, Vinicio Cocchieri) interpretano magistralmente i personaggi del dramma musicale porriniano.
L’opera – trasmessa in diretta anche alla Radio in tutta Italia viene accolta dal pubblico in modo trionfale, il giudizio della critica, specialistica e non, è estremamente positivo, Ennio Porrino è il «musicista dell’anno» (Mondo Lirico). I Shardana è «l’opera dell’anno» …

Segue …

Giovanni Masala

Per approfondire
Giovanni Masala Dessì (www.sardinnia.it)

Estratto di nove minuti dal COMPACT DISC DOPPIO prodotto da Giovanni Masala: https://www.youtube.com/watch?v=B-rs3Y4r9kI
I Shardana (1940/1959) Gli uomini dei nuraghi: dramma musicale in 3 atti Roma, Auditorium Foro Italico, 24 settembre 1960 Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della RAI (registrazione storica) diretta dal Maestro Armando La Rosa Parodi

Giovanni Masala, docente-ricercatore di sardo e italiano all’università di Stoccarda e docente di Italiano nell’UTE di Fellbach, ha curato la pubblicazione/traduzione di una ventina di volumi su vari aspetti della cultura sarda: lingua (Max Leopold Wagner/Ugo Pellis), storia (Vincenzo Bacallar Sanna/Bonario Zedda), musica popolare (Felix Karlinger), musica classica (Ennio Porrino), etnologia e fotografia (Julius Konietzko/Sebastiano Guiso). È curatore/autore dei seguenti volumi di/su Ennio Porrino: I Shardana: dramma musicale in tre atti (2005), Omaggio a Ennio Porrino (2009), L’Organo di bambù & Esculapio al neon (2009), Questioni musicali (2010). Ha pubblicato nel 2009 il compact disc doppio I Shardana: gli uomini dei nuraghi. Dramma musicale in tre atti, contenente la registrazione RAI del 24 settembre 1960. Direttore artistico dell’esecuzione de I Shardana (per canto e pianoforte) a Tharros nel 2018.

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