I Shardana di Ennio Porrino – Parte II

Montalba capitale del popolo sardo.

Qui la prima parte.

… L’etnomusicologo tedesco Felix Karlinger andò da Monaco di Baviera a Napoli per la prima assoluta dell’opera e al suo ritorno in Germania scrisse entusiasta:

Se Monaco avesse la fortuna di venir cantata da opere come queste, sono certo che nei festival operistici della mia città sarebbe loro riservato ogni anno il posto d’onore” (Felix Karlinger, Monaco di Baviera 1960).

E anche se primo comandamento di un musicologo è quello di evitare i superlativi, è ben vero che dopo Puccini nessun musicista ha dato alla musica italiana tanto quanto Porrino” (F. Karlinger, Cagliari 1960).

Nella sostanzialità del suo linguaggio musicale Porrino ha raggiunto nelle scene corali la compattezza e la verità di espressione dei cori verdiani. E se nella capacità di far presa sul pubblico e nella suggestione trascinatrice il geniale estro e lo slancio di Verdi resta insuperabile, nell’arte della caratterizzazione Porrino non gli è certamente inferiore.
A differenza di Verdi, Porrino rinuncia a quella iperaccentuazione dell’elemento nazionale che a Verdi derivava dall’entusiasmo romantico del suo tempo e che ai non Italiani riesce spesso incomprensibile.
Porrino prescinde dai vincoli cronologici; i suoi cori non si limitano a cantare la patria ma varcano i confini del tempo e dello spazio: nelle scene pastorali e nel loro grammatico contrappunto (le voci dell’universo) dal palcoscenico si spazia sino ai confini stessi dell’universo
” (Felix Karlinger, Cagliari 1960).

Anche la letteratura sarda è presente nell’opera, infatti Hutalabì, grido di guerra del popolo sardo che nel dramma porriniano ricorre innumerevoli volte, è naturalmente da associare ai versi di Sebastiano Satta: Se l’aurora arderà su’ tuoi graniti / Tu lo dovrai, Sardegna, ai nuovi figli. / A questo: a quanti cuori / Vegliano nella tua ombra, aspettando! / O fratello, e tu primo alla vittoria, / Da’ il grido dai vermigli / Pianori: Agita il palio / O rosso cavallo, O cavallo di gloria, hutalabì!

Amore, passione, tradimento, vendetta e infine la pace e la vittoria dei sardi sugli invasori si alternano sulla scena e la musica travolgente in cui si riconoscono influssi dei maestri del Novecento come Respighi, Puccini ecc. accompagnano l’opera fino al tragico finale.

La madre dell’ucciso, Francesco Ciusa. Galleria Comunale D’Arte di Cagliari.

Evidenti sono le analogie tra la muta disperazione della scultura di Ciusa la Madre dell’ucciso e la figura drammaticamente tragica di Nibatta nell’opera porriniana.
Porrino conosceva benissimo la statua del Ciusa: infatti, la prima versione in bronzo della stessa si può ammirare dal 1907 alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

E anche Nibatta, verso la fine de I Shardana, canta – dando voce così alla Madre di Ciusa – la sua disperazione dopo l’uccisione del figlio:
«NIBATTA, con espressione assente, come di persona che ha perduto la ragione: La ninna nanna, figlio mio adorato, / la ninna nanna della madre tua! / Cento stelle rilucono nel cielo, / ma la più bella dorme nella culla. / Cento steli sorridono nel campo, / ma il più fiorito cresce nella casa. / Cento porti difendono le navi, / ma più sicuro è il cuore della mamma» (Ennio Porrino).

Dopo l’improvvisa morte del compositore (Roma, 25 settembre 1959) l’opera venne rappresentata il 18 marzo del 1960 nel Teatro Massimo di Cagliari, città natale di Porrino, e replicata il 20 della settimana successiva con vivissimo successo di pubblico e di critica.
Anche in quest’occasione una “vittoria” tale da prevedere un futuro certo. Parve quasi che I Shardana per un attimo potesse divenire un’opera lirica canonica.



Ma non fu così.

I Shardana, non solo capolavoro musicale ma opera con chiare connessioni identitarie fu occultata e considerata politicamente non opportuna, quindi “pericolosa” al pari della lingua, della letteratura e della musica sarda, verrà “dimenticata” o, meglio, “fatta dimenticare” e bandita dai teatri sardi, da tirare fuori dopo cinquant’anni…

L’opera fu infatti eseguita nuovamente soltanto nel 2010 ma in forma oratoriale nel Teatro Lirico di Cagliari in occasione del centenario della nascita di Porrino (due esecuzioni).
Ancora nel 2013 rappresentata con grandissimo successo sette volte nello stesso teatro cagliaritano con cantanti perlopiù sardi di fama internazionale e il coro e l’orchestra dello stesso teatro.

Da allora è stata nuovamente “dimenticata” …
Chi scrive, nel 2018, ha provato a scuotere, senza successo, la memoria delle istituzioni musicali sarde, assumendo la direzione artistica e l’allestimento di un importante concerto dell’opera per canto e pianoforte tenutosi nel teatro all’aperto di Tharros.

Da allora di nuovo il silenzio…

Ritratto di Ennio Porrino, di Malgari Onnis Porrino

Nel toponimo Montalba, patria di Gonnario e capitale sarda che nei Shardana è sita in territorio montuoso, è evidente la connessione con il massiccio calcareo del Montalbo, situato nella Sardegna centro-orientale, con l’unica differenza che è un Montalbo al femminile, matriarcale, come Nora e Sardegna…

A Siniscola, come in decine di paesi e città sarde, esiste una via o una piazza Ennio Porrino e ciò dimostra che fino agli anni Settanta-Ottanta i sindaci sardi erano al corrente dell’esistenza e della celebrità del Maestro.
Ma oggi quasi nessuno sa che si tratta di uno dei più grandi compositori italiani del Novecento e sicuramente il maggiore compositore sardo di tutti i tempi.

Sarebbe auspicabile che a Siniscola come negli altri paesi si scrivesse: Via Ennio Porrino compositore e poeta 1910-1959.

… E che a Siniscola in qualche spazio di arte, per esempio l’Area Fraterna di La Caletta, si replicasse il concerto “I SHARDANA per canto e pianoforte” tenutosi con grande successo a Tharros nel 2018.

Siniscola merita questo gesto.


Giovanni Masala Dessì (www.sardinnia.it)

Per approfondire

Estratto di nove minuti dal COMPACT DISC DOPPIO
prodotto da Giovanni Masala: https://www.youtube.com/watch?v=B-rs3Y4r9kI
I Shardana (1940/1959) Gli uomini dei nuraghi: dramma musicale in 3 atti
Roma, Auditorium Foro Italico, 24 settembre 1960 Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della RAI (registrazione storica)
Diretta dal Maestro Armando La Rosa Parodi.

Giovanni Masala (a cura di), I Shardana: gli uomini dei nuraghi, 2009.

Giovanni Masala, docente-ricercatore di sardo e italiano all’università di Stoccarda e docente di Italiano nell’UTE di Fellbach, ha curato la pubblicazione/traduzione di una ventina di volumi su vari aspetti della cultura sarda: lingua (Max Leopold Wagner/Ugo Pellis), storia (Vincenzo Bacallar Sanna/Bonario Zedda), musica popolare (Felix Karlinger), musica classica (Ennio Porrino), etnologia e fotografia (Julius Konietzko/Sebastiano Guiso). È curatore/autore dei seguenti volumi di/su Ennio Porrino: I Shardana: dramma musicale in tre atti (2005), Omaggio a Ennio Porrino (2009), L’Organo di bambù & Esculapio al neon (2009), Questioni musicali (2010). Ha pubblicato nel 2009 il compact disc doppio I Shardana: gli uomini dei nuraghi. Dramma musicale in tre atti, contenente la registrazione RAI del 24 settembre 1960. Direttore artistico dell’esecuzione de I Shardana (per canto e pianoforte) a Tharros nel 2018.

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