Siamo noi l’anello debole

L’anello debole” di Angelica Grivel Serra

La prima cosa che mi ha colpito, iniziando a leggere questo romanzo di Angelica Grivel Serra, è stata la particolarità dello stile narrativo dell’autrice.
La scrittura è gentile ed elegante ma allo stesso tempo ricercata, la prosa raffinata e forbita e il lessico colto e ipnotico.

Uno stile affascinante che ti cattura senza lasciarti scampo e che ti delizia del piacere di capire che ogni singola parola non è lì per caso ma è frutto di una scelta precisa, attenta ed erudita che certamente non ti aspetti da una ragazza di venticinque anni e che, a maggior ragione, genera soddisfazione palesando una estrema, piacevolissima, peculiarità nella cifra narrativa della scrittrice.

Si può affermare che “L’anello debole” è un romanzo intenso, capace di catturare il lettore sin dalle prime pagine.
Si tratta della storia dei legami familiari e interpersonali dei tanti personaggi più che della storia dei personaggi stessi.

Il racconto inizia con Piera Raccis che dal letto dell’hospice in cui è ricoverata informa i suoi fratelli che il suo unico erede sarà il fratello minore Claudio che dovrà ricevere tutti i suoi beni, compresa la sua quota della Società di famiglia, la Raccis Piscine.

Alla morte di Piera però tutto precipita, i parenti (fratelli, cognati, nipoti) fanno immediatamente capire a Claudio che non hanno la minima intenzione di trasformarlo nel socio di maggioranza, determinati a ignorare volutamente le parole di Piera sul letto di morte.
Anzi, sommergendolo di un delirio di antichi rancori mai sopiti, creeranno le condizioni per costringerlo ad abbandonare la Società e purtroppo, non essendoci niente di scritto, lui dovrà forzatamente prenderne atto e adeguarsi, dopo essere stato accusato di essere “l’anello debole” della loro catena familiare.

Dall’altra parte il suo nucleo familiare, costituito insieme a sua moglie Cecilia e ai suoi figli Amanda e Rocco, viene all’improvviso, a causa di questi eventi, strappato da una condizione di benessere economico e sociale e catapultato in una nuova realtà di paure e incertezze e lui, costantemente pressato dalla moglie, già dall’inizio del loro rapporto, a sistemare legalmente la sua posizione nella Società e a definire, per iscritto, i rapporti lavorativi, viene considerato il responsabile di questa situazione di precarietà e quindi di essere, di fatto, “l’anello debole” anche di questa catena familiare.

Claudio si trova quindi, alle soglie della pensione, in una frazione della sua vita che lui pensava riservata alla tranquillità, a dover ricominciare da capo a costruirsi una nuova vita e a rigenerare i suoi rapporti di affetto deteriorati da una sfiducia che nel tempo si incancrenisce.

L’impresa certamente non è semplice, ma quando tutto sembra perduto, qualcosa cambia…Angelica Grivel Serra, nel suo romanzo, spaziando in una Sardegna che si alterna tra l’Ogliastra e Cagliari, intreccia storie di vivi e storie di morti. Storie nelle quali dà la possibilità ai lettori di ritrovarsi per poi spingerli ad abbandonarsi a riflessioni profonde e personali.

Tra questi spunti mi piace ricordarne uno in cui l’autrice ci invita a considerare l’asserzione “anello debole” non solo nella sua accezione negativa, ma anche considerare che lo spezzarsi di una catena può essere inteso come un atto di liberazione, un gesto di emancipazione.

Nel momento in cui l’anello si rompe si apre lo spazio per una nuova libertà, per la possibilità di reinventarsi e di uscire da legami che soffocano.

Concludendo direi che si tratta di un libro che non si limita a raccontare, ma che invita all’introspezione.

Lo consiglio a chi ha la voglia e il coraggio di guardarsi allo specchio, osservare con sincerità la propria immagine riflessa e affrontare tematiche, fondamentali e radicate, relative alla condizione umana, ai suoi limiti e alla complessa trama di relazioni che la definiscono.

Gigi Patteri

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