Una Sardegna della Ragione

La Giustizia e l’Archivio: Il carteggio Dessì-Sciascia e la nascita del romanzo-inchiesta

Il legame intellettuale tra Giuseppe Dessì e Leonardo Sciascia rappresenta uno dei capitoli più densi della letteratura del Novecento, un dialogo che trasforma la condizione insulare da limite geografico in un formidabile osservatorio critico sulla storia e sul potere.

La loro corrispondenza, che trova il suo nucleo pulsante tra la metà degli anni Cinquanta e la morte di Dessì nel 1977, non è solo uno scambio di cortesie tra letterati, ma un vero laboratorio di resistenza civile.

Le fonti primarie di questo rapporto sono stratificate tra il “Fondo Dessì” di Villacidro e la “Fondazione Sciascia di Racalmuto“, integrate dalle preziose “Lettere editoriali” pubblicate da Polistampa, che documentano la genesi della collana “Aretusa” presso l’editore Salvatore Sciascia di Caltanissetta.

In questo contesto, Sciascia agisce come un editor meticoloso, individuando in Dessì l’unico scrittore sardo capace di depurare la narrazione dal folklore per approdare a una “Sardegna della Ragione”, speculare alla sua “Sicilia come metafora”.

Il tema della giustizia negata agisce da collante ideologico: nelle loro lettere, i due autori discutono della necessità di trasformare il romanzo in un’inchiesta archivistica, dove il documento storico diventa l’unica arma contro l’arbitrio della legge.

Dessì, attraverso opere come “Il disertore” e il capolavoro “Paese d’ombre“, dialoga a distanza con la lucidità investigativa di Sciascia, condividendo l’idea che lo scrittore debba farsi giudice della Storia laddove i tribunali ordinari hanno fallito.


La vittoria di Dessì al Premio Strega nel 1972 viene commentata da Sciascia non come un trionfo mondano, ma come un atto di riparazione verso un autore che aveva saputo raccontare lo scempio del paesaggio sardo come una tragedia metafisica.

Sciascia ammirava in Dessì la “tenacia” e l’onestà stilistica, una prosa asciutta e priva di compiacimenti che rispecchiava un comune rigore etico.

Anche dopo la scomparsa di Dessì, Sciascia continuerà a citarlo come l’esempio più alto di intellettuale capace di abitare la propria terra con la mente e non con la nostalgia, lasciandoci in eredità un carteggio che è una lezione di metodo su come restare fedeli alla verità storica.

Questo asse culturale tra Villacidro e Racalmuto ha dimostrato che la grande letteratura non nasce necessariamente nei centri editoriali di Milano o Torino, ma può fiorire nelle periferie più estreme, purché animate da una tensione morale verso la chiarezza e il diritto.



Cristina Oggiano

Bibliografia di riferimento
Dolfi, A. (a cura di), Giuseppe Dessì. Lettere 1931-1977, Roma, Bulzoni, 2002.
Nencioni, F. (a cura di), Giuseppe Dessì. Lettere editoriali e altra corrispondenza, Firenze, Polistampa, 2012.
Sciascia, L., Cruciverba, Torino, Einaudi, 1983 (contiene saggi su Dessì e la letteratura d’inchiesta).
Landini, A., Giuseppe Dessì. Storia e catalogo di un archivio, Firenze, Firenze University Press, 2002.

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