Il rinascimento delle cave: sostenibilità e rigenerazione nel cuore del mediterraneo.
La storia della Sardegna è incisa nella pietra. Dalla raccolta dell’ossidiana nel Neolitico fino ai grandi poli minerari dell’Iglesiente, l’estrazione ha plasmato l’economia e il paesaggio dell’isola. Tuttavia, l’industria moderna sta imparando che l’estrazione non deve essere il capitolo finale: oggi, la vera sfida è la sostenibilità rigenerativa, un processo che trasforma i siti estrattivi in nuovi polmoni di biodiversità.
Il modello Monte Albo: scienza e rispetto del territorio
Il progetto di recupero della cava “Sas Funtanas” realizzata dalla Buzzi Unicem di Siniscola rappresenta un’eccellenza in termini di monitoraggio e rigenerazione ecologica. Situata all’interno di una Zona Speciale di Conservazione (ZSC), l’area richiede un approccio di massimo rigore, e si avvale del supporto tecnico-scientifico del CNR-ISPAAM.

La strategia delle specie autoctone
Perché un ripristino sia davvero sostenibile, non basta “rinverdire”: occorre preservare l’identità botanica del luogo. Seguendo le direttive del Piano di Gestione del Monte Albo, è stato imposto il divieto assoluto di specie alloctone invasive, privilegiando esclusivamente varietà locali che tollerano condizioni estreme come siccità e suoli poveri.
Il “cocktail” di semi utilizzato per l’idrosemina comprende:
• Leguminose per la fertilità: Specie come Medicago polymorpha e Melilotus indica sono fondamentali per l’apporto di azoto, migliorando naturalmente la qualità del substrato sterile di cava.
• Graminacee per la stabilità: Lolium rigidum e un ecotipo locale di Dactylis glomerata garantiscono un rapido insediamento, prevenendo l’erosione e il ruscellamento superficiale.
• Ecotipi locali di pregio: Per reintegrare la macchia mediterranea, vengono aggiunte piccole dosi di semente raccolte direttamente in loco, tra cui Santolina corsica, Cistus creticus e Daucus carota.

La “Banca del Seme”: Un laboratorio a cielo aperto
Un dettaglio cruciale del monitoraggio riguarda la Soil Seed Bank (la riserva di semi nel suolo). Poiché il terreno di cava è inizialmente sterile, l’obiettivo è creare una banca del seme attiva nei primi 5 cm di profondità.
• Risultati tecnici: I rilievi condotti nel 2023 hanno dimostrato che il 95% delle specie presenti deriva dal miscuglio introdotto, ma con una promettente comparsa di specie spontanee come Papaver e Sonchus, segno che la colonizzazione naturale è ripartita.
• Resilienza: È stata rilevata una presenza significativa di semi dormienti di cisto (oltre 1.000 semi a metro quadro), una “riserva di sicurezza” che garantisce la persistenza della vegetazione nel tempo.
Oltre i confini sardi: Il ripristino nel bacino del Mediterraneo
Il caso del Monte Albo si inserisce in un movimento più ampio che vede le regioni mediterranee in prima linea nel recupero delle aree degradate, in linea con la Nature Restoration Regulation dell’UE.
- Spagna: Il Progetto LIFE Tecmine
Nella regione di Valencia, il progetto LIFE Tecmine ha rivoluzionato il recupero delle miniere di argilla e caolino. Utilizzando la tecnica del Geofluv, i ricercatori rimodellano il terreno per imitare le forme naturali dei bacini idrografici, riducendo drasticamente l’erosione e favorendo il ritorno della fauna autoctona, similmente a quanto avviene con i monitoraggi sulla scarpata del Monte Albo. - Grecia: Il Distretto Minerario di Lavrion
A sud di Atene, l’antica area mineraria di Lavrion è diventata un laboratorio per la fito-stabilizzazione. Qui, specie mediterranee resilienti vengono utilizzate per stabilizzare suoli contaminati da metalli pesanti, trasformando siti storici in aree di interesse culturale e ambientale, proprio come promosso dal Parco Geominerario della Sardegna. - Toscana, Italia: Le Cave di Marmo delle Alpi Apuane
Anche in Italia, oltre alla Sardegna, il recupero delle “ravaneti” (discariche di marmo) in Toscana mira a ricostruire gli habitat di alta quota. L’uso di specie erbacee autoctone per creare praterie aride è un processo parallelo a quello sardo, volto a riconnettere i frammenti di ecosistemi spezzati dall’attività estrattiva.
La sostenibilità è un processo vivo
Il recupero ambientale non è un atto statico, ma un monitoraggio costante che dura anni. Vedere tassi di copertura del suolo superiori al 70-90% su versanti che una volta erano roccia nuda è la prova che, quando la scienza incontra il rispetto per la terra, la natura trova sempre il modo di tornare a casa.
In Sardegna, così come nel resto del Mediterraneo, stiamo scrivendo un nuovo futuro dove l’attività umana non è più una cicatrice indelebile, ma una fase di passaggio verso un ecosistema più resiliente e rigenerato.
Simonetta Bellu















