Lo Statuto della Sardegna

Ci sono temi che dovrebbero essere al centro dell’attenzione della popolazione.
Tuttavia, per motivi diversi, essi non lo sono ed è un peccato perché solo con una sorta di “appropriazione” popolare potrebbero diventare di tutti.

In Sardegna, nel recente passato e da un punto di vista squisitamente politico, un tema simile vi è già stato e, anche se non è diventato patrimonio indistinto di tutti i sardi, ha comunque riscosso un certo successo: l’iscrizione del principio di insularità nella Costituzione italiana.

Il successo (se di successo si può parlare) cui si accennava è veramente da intendersi in tutti i sensi: tale principio, infatti, veicolato da tutte (o quasi, al netto, va detto e ricordato, dei partiti indipendentisti che si sono dichiarati non a favore) le forze politiche presenti in Consiglio regionale dell’epoca, si è caratterizzato per una certa mobilitazione in Sardegna (e non solo) che ha poi portato all’iscrizione di un comma, tramite la Legge costituzionale n. 2/2022, all’articolo 119 della Costituzione.

Un’altra questione, con ben più successo mediatico e di sentimento popolare, si è vista durante l’estate del 2024, quando diversi comitati popolari hanno raccolto un considerevole numero di firme per la promozione di una legge di iniziativa popolare (denominata Pratobello 24), non ancora pienamente entrata in discussione in Consiglio regionale, relativa all’opposizione contro le installazioni indiscriminate di impianti eolici e fotovoltaici nel paesaggio isolano.

E timidamente, ma, per chi scrive, con una certa soddisfazione perché lo si vede sempre più, tra i cittadini sardi va aprendosi la consapevolezza che un altro tema di interesse centrale (che non è solo politico o giuridico in sé, ma che riguarda tutto il popolo sardo) sia quello della riscrittura dello Statuto.

Non solo perché, molto umilmente, chi vi scrive ha studiato questi aspetti da diverso tempo, ma perché essi si stanno ponendo – ancora in maniera molto frammentata e non decisa – come centrali per lo sviluppo futuro dell’autonomia speciale.

Questo scritto è il primo di altri due, dove cercheremo di riassumere una materia politicamente complessa, ma altrettanto indispensabile – riteniamo – per il futuro della nostra terra.

In questo primo articolo tenteremo di spiegare perché il tema è (o dovrebbe essere) rilevante.
Nel secondo, perché è necessario che politicamente si arrivi a cambiare lo Statuto in relazione alla nostra Autonomia speciale.
Nel terzo e ultimo, come lo si dovrebbe fare, con quali meccanismi (politici e di popolo).

Come potete osservare, in questi tre articoli non vi è una disamina di come sia fatto lo Statuto sardo, di cosa ci sia dentro e di come sia organizzato giuridicamente (per il quale, invitiamo i lettori a leggerlo, magari piano piano e un po’ tutto nel suo testo vigente, visto che non è molto lungo: https://www.regione.sardegna.it/regione/leggi-e-delibere/statuto/testo-dello-statuto).

Non essendo giuristi, lasceremmo volentieri a loro la capacità di farlo meglio di noi. A noi interessa invece affrontarlo da una prospettiva di tipo politico.

Cioè:
è un tema politico, e quindi di interesse pubblico, il tema del cambiamento dello Statuto?
Come si può arrivare allo stesso e perché è utile arrivarci?
Cosa dovrebbe fare la politica?
E soprattutto, in cosa realmente e concretamente potrebbe diventare utile per il popolo sardo?

Non abbiamo certo la presunzione di poter trattare tutto questo esaustivamente in poche righe, benché in tre appuntamenti periodici su Voci di Siniscola, che ringraziamo davvero per l’ospitalità. Ma se anche riuscissimo a instillare il dubbio, il seme della conoscenza, la volontà di capire, avremmo ottenuto il nostro obbiettivo.

Perché il tema è rilevante? Semplice, perché molte cose che in Sardegna non funzionano e che potrebbero funzionare molto meglio, dipendono dal fatto che la nostra autonomia speciale è “vecchia”.

Attenzione, non diciamo vecchia per dire inutile, lo diciamo perché un testo del 1948 che in quasi ottant’anni ha subito pochissime modifiche e ha ancora il testo originario come testo vigente, non può funzionare (a differenza della Costituzione italiana che è ben più “dinamica” da questo punto di vista).

In epoca di intelligenza artificiale non è pensabile che a sancire un principio irrinunciabile come quello della specialità sarda sia un testo giuridico oramai – è opinione comune anche presso molti giuristi – del tutto inadeguato a tutelarla.

In questo senso è giusto, per capire appieno l’importanza di quanto stiamo dicendo e diremo, che noi sardi trattassimo lo Statuto come la nostra “piccola” Costituzione: ecco, lo Statuto è la nostra piccola Costituzione, che sancisce i poteri speciali che derivano dallo status di autonomia che possediamo.

Eppure, oggi ci sono regioni a statuto speciale che hanno molti più poteri di noi; non solo, ma oramai riscontriamo il paradosso che, per tutta una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare qui, anche alcune regioni a statuto ordinario possiedono più poteri che la Sardegna.

E allora, tanto vale rinunciare alla nostra Autonomia?
Tutto è possibile e ad ogni modo è una scelta che devono fare tutti i sardi, ma se siamo convinti di no, è fondamentale capire come aggiornare questo strumento e come tentare di riscrivere un nuovo patto con lo stato centrale.

È una cosa semplice? L’esatto contrario, è una cosa difficilissima che potrebbe anche non riuscire.

Ma non ci sono alternative politiche – al momento e in un futuro chissà – per poter uscire da un guado giuridico e politico oramai intollerabile.

Per intenderci, se avessimo uno Statuto nuovo in grado di tutelare determinati principi, il caso di Cala Finanza non sarebbe stato nemmeno pensabile; avremmo potuto avere una legge sull’istruzione sarda con ben pochi vincoli; avremmo ragionato di nuovo sull’uso del nostro territorio; avremmo forse disposto di piccoli poteri per attuare una sorta di “politica internazionale” in chiave ridotta, ma comunque confacente agli interessi della Sardegna (senza conflitti con la Costituzione).

Ecco, ci auguriamo che queste prime valutazioni possano far capire l’importanza di quanto scriviamo.
Perché c’è un principio saldo, che non va mai dimenticato: quando si parla di riforme di questo tipo non è vero per niente che il popolo non ne capisce nulla perché sono fatte per gli addetti ai lavori.

Al contrario, questi argomenti DEVONO diventare appannaggio di tutti, ovviamente con gli strumenti della semplificazione e della spiegazione.

Non è dunque pensabile che il futuro di un popolo non venga tradotto al popolo stesso perché questo possa decidere autonomamente di cosa ha bisogno.

E solo questo, da solo, basterebbe per far capire l’importanza politica di quanto discutiamo.
Nella prossima puntata entreremo più nello specifico della necessità di cambiare lo Statuto e di cosa si debba intendere quando si parla di Autonomia e Specialità, niente affatto sinonimi.

Carlo Pala
Politologo

Per approfondire:
Helled, A. Pala, C. (2025), Adapting Nations. National Resilience Between Contemporary Statehood and Identity, Palgrave MacMillan.
Pala, C. (2016), Idee di Sardegna. Autonomisti, sovranisti, indipendentisti oggi, Carocci, Roma.
Helled, A., & Pala, C. (2024). When Nations Adapt: National Resilience between State(s) and Identity(ies). Political Studies Review22(1), 93-107. https://doi.org/10.1177/14789299221144620

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