Amministrazione condivisa

Quante volte ci siamo ritrovati a pensare che qui non cambia mai nulla, a guardare queste strade sempre più deserte come lo specchio di un immobilismo stantio che interrompe sogni e relazioni.
Quante volte, in quel centro storico abbandonato, ci è parso di sentire voci, volti e vite di un passato che sommessamente reclama un futuro in apparenza negato.
Quante volte abbiamo ceduto a un disincanto rassicurante che, senza colpo ferire, ci accomoda nella posizione poco impegnativa di spettatori passivi.

Eppure non mancano i segni dell’impegno condiviso e del fare collettivo, e nemmeno scarseggiano le iniziative che popolano la vita siniscolese di esperienze, racconti e idee nuove. Luci forse piccole ma sempre più frequenti che, senza troppo scalpore, illuminano capacità nascoste e saperi silenziosi, modi inediti di riconoscersi, fare comunità e legarsi alle proprie radici.

La contraddizione tra immobilismo e sperimentazione esiste solo negli occhi di chi guarda. Ogni realtà sociale, dalla comunità più semplice alla dimensione urbana più complessa, è sempre abitata da spinte opposte ed è questa opposizione apparente a nutrire l’esperienza che facciamo del mondo e la storia a cui scegliamo di dare corpo.

Se un modo di costruire futuro esiste, di sicuro passa dalla volontà di guardare alle contraddizioni con la speranza di farle suonare insieme. Camminiamo sulle spalle di metafore potenti.
A questo servono le radici. A far suonare le pietre di suoni che non possediamo e a cui apparteniamo. 

Come si innesca l’innovazione sociale?
Come si mette a sistema quella voglia dispersa eppure sempre più risoluta di dare volti e voci nuovi al luogo in cui si è scelto di vivere?
Com’è che si trasformano le strade deserte in laboratori di trasformazione sociale e benessere condiviso?

I modi sono tanti e ogni contesto, ogni paese, ogni città ha il compito di trovare il proprio.

Ma c’è un passaggio obbligato da cui non è possibile prescindere e che si chiama “partecipazione“.
Può assumere le forme giuridiche e amministrative più varie ma, al di là del contenitore, il suo contenuto consiste sempre nel coinvolgimento della mente e dei corpi di chi quelle strade le vive e le attraversa ogni giorno.

Negli ultimi anni si sente sempre più spesso parlare di amministrazione condivisa a indicare percorsi di corresponsabilità tra le diverse forze di un territorio – amministrazioni pubbliche e cittadini, banche ed enti del terzo settore, imprese e gruppi informali – volti alla definizione e all’implementazione delle politiche di intervento sui temi di interesse generale

Gli strumenti operativi dell’amministrazione condivisa sono normati dagli articoli 55, 56 e 57 del Codice del Terzo Settore (d.lgs. 117 del 3 luglio 2017) e prevedono una sinergia strutturale tra co-programmazione, ovvero il processo di individuazione dei bisogni da soddisfare, e co-progettazione delle pratiche di realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti in fase di co-programmazione.

I percorsi di amministrazione condivisa sono modelli di cooperazione tra i diversi attori locali (pubblici, privati e di terzo settore) che si trovano a collaborare anziché competere per l’erogazione di servizi sociali di interesse generale.
Secondo il “Quality Framework for Services of General Interest in Europe” dell’Unione Europea, i servizi sociali di interesse generale si basano sui principi di solidarietà e accesso paritario e rispondono alle esigenze dei cittadini vulnerabili, come per esempio i sistemi pensionistici, i servizi per l’occupazione e l’edilizia sociale.
Tali servizi sono pensati come concretizzazione del bene comune, ovvero di quell’insieme di relazioni sociali che un individuo e un gruppo hanno con il contesto territoriale e sociale che abitano e che risultano cruciali per la loro vita e il loro benessere.
Non esiste quindi una categorizzazione definita di servizi di interesse generale nella misura in cui questi coinvolgono tutti quegli ambiti della vita, sia relazionali sia materiali, che sono percepiti come determinanti per l’esistenza e il benessere del singolo e della sua comunità. 

E’ la natura stessa di tali servizi, eminentemente relazionale e dinamica, a esigere che la loro gestione sia partecipata e inclusiva. Rinunciare a una progettazione di questo tipo significa mortificare il capitale sociale e l’intelligenza collettiva da cui scaturiscono quegli stessi bisogni che giustificano l’erogazione del servizio. 

Nel corso degli ultimi anni, è emerso chiaramente come gli strumenti dell’amministrazione condivisa siano particolarmente efficaci nella valorizzazione del genius loci del territorio di riferimento, ovvero del suo vantaggio competitivo e non delocalizzabile.
Soprattutto nei piccoli centri, essi si sono dimostrati decisivi nello sviluppo di forme imprenditoriali di comunità che hanno condotto alla valorizzazione dei prodotti tipici sui mercati internazionali (attraverso marchi, consorzi), dei percorsi e degli itinerari turistici e culturali (villaggio diffuso, museo diffuso) e di tante occasioni utili al riscatto di territori in sofferenza economica e a rischio di spopolamento.

In occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile che si è tenuto a Firenze tra il 2 e il 5 ottobre 2025, NeXt Economia, un’organizzazione impegnata nella promozione dell’economia sociale e civile, ha condiviso una guida pratica e strutturata per l’amministrazione condivisa. Secondo questo schema, la partecipazione dei territori e la promozione della comunità passano da sette fasi: 

Co-emersione: un’analisi preliminare del contesto locale per individuare le sfide e le aree tematiche prioritarie.

Co-programmazione: la definizione delle linee guida programmatiche attraverso tavoli di lavoro tematici, con l’obiettivo di individuare le priorità di intervento.

Co-progettazione: una fase dedicata alla scelta degli obiettivi e allo sviluppo di idee per la comunità, focalizzata sull’innovazione sociale.

Co-gestione: la strutturazione e l’utilizzo di strumenti di governance partecipata, spesso supportati da piani d’azione condivisi.

Co-responsabilità: la condivisione di risorse e piattaforme per coordinare e attuare le azioni collaborative.

Co-valutazione: la misurazione dell’impatto multidimensionale (sociale, ambientale ed economico) delle attività

Ri-progettazione: sulla base della co-valutazione, si procede a un nuovo ciclo di progettazione partecipata per migliorare e rafforzare le strategie future.

Se schemi come questi hanno il vantaggio di descrivere operativamente un percorso ideale di amministrazione condivisa, è nella natura stessa del processo la versatilità delle sue modalità di attuazione e la necessità di adattarle dinamicamente alle specifiche e mutevoli esigenze del territorio di riferimento.

Sullo sfondo di questa necessaria eterogeneità, c’è però un principio a cui l’amministrazione condivisa non può derogare, ed è ciò che gli esperti hanno definito la “capacità negativa” (Lanzara, 1993; Polizzi, Castelli, 2023), ovvero la capacità di stare nell’incertezza, di sospendere la corsa ai rimedi e di sostare invece sul processo di comprensione della realtà, dando voce a chi non ce l’ha, movimento a chi è immobile, risorse e ascolto a chi i problemi li vive ma non sempre ha le parole per definirli.

Maria Francesca Murru

Per approfondire:

Amministrazione Condivisa: la via al benessere della Comunità

Teoria e strumenti per un’amministrazione condivisa efficiente, innovativa e generativa
Leonardo Becchetti, Emanuele Bobbio, Luca Raffaele, Lorenzo Semplici

Vademecum per l’amministrazione condivisa – Comune di Bologna

Stati generali dell’Amministrazione Condivisa

Polizzi, E., Castelli, M. (2023). Le sfide attuative dell’amministrazione condivisa. Cosa apprendere dall’esperienza. RIVISTA TRIMESTRALE DI SCIENZA DELL’AMMINISTRAZIONE, 2/2023, 1-14

Polizzi, E. (2023). Una politica per l’amministrazione condivisa. Gli usi possibili degli strumenti della riforma. IMPRESA SOCIALE, 4/2023(4), 36-45

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