Un siniscolese tra filosofia e giornalismo.
Edoardo Fenu è stato un personaggio discreto, a tratti schivo, ma grande interprete del suo ruolo di giornalista, impegnato in un grande quotidiano attraverso un’attività svolta con professionalità e passione. Collateralmente, ha coltivato l’attività di scrittore e di studioso, amante delle lettere e della filosofia.
Ripercorrere le tappe del suo cammino, anche in modo essenziale, aiuta a comprendere meglio questo personaggio che merita, ancora oggi, di essere valorizzato.
Edoardo Fenu nasce a Siniscola il 2 febbraio 1897 e si laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Roma.
La sorella, Emilia Fenu, fu la prima donna laureata di Siniscola.
Tra il 1918 e il 1919 partecipa al circolo d’ispirazione cattolica di Nuoro fondato da Salvatore Mannironi1, nel quale si formeranno i futuri dirigenti del Partito Popolare Italiano (PPI) nel primo dopoguerra e, successivamente, durante il fascismo e nel secondo dopoguerra.
Nel 1920 diviene docente di filosofia in istituti pubblici e privati e inizia a collaborare con la “Rivista Sarda”. Tra il 1924 e il 1931 insegna a Bologna. Si impegna attivamente nei movimenti della gioventù cattolica: in questi anni assume la direzione della rivista “Gioventù Italiana” e collabora a diversi periodici sardi, manifestando fin da giovane una spiccata vocazione al giornalismo.
Nel 1925 conosce a Roma Raimondo Manzini, allora a capo dell’ufficio stampa per le celebrazioni dell’Anno Santo indetto da papa Pio XI; in quel periodo, Edoardo Fenu è già direttore della rivista giovanile “Gioventù Cattolica“, organo dei giovani di Azione Cattolica. I numerosi articoli pubblicati in questi anni sono caratterizzati da una «scrittura meditata, riflessiva e misurata» (O. Bertani).

Nel 1928, a soli 31 anni, viene chiamato da Raimondo Manzini a collaborare come vicedirettore al quotidiano cattolico di Bologna L’Avvenire d’Italia, di cui Manzini era direttore. All’interno del giornale, Fenu si occupa delle pagine culturali della “Terza pagina”. Secondo il prof. Odoardo Bertani, nel quotidiano bolognese Fenu può considerarsi: «Una punta di diamante, il punto di riferimento di una cultura cattolica viva, una cultura come tessuto alternativo, non di regime né prima né dopo», «un maestro di moralità, di rigore, di giudizio sereno, di personale impegno», autore di una biografia caratterizzata da «operosità e soprattutto da una comunicatività incessante».
Durante gli anni difficili del regime fascista, Edoardo Fenu si muove all’interno del giornale con «autonomia e autorevolezza». A causa di questo orientamento, il quotidiano viene strettamente sorvegliato dal regime e guardato con circospezione per la visione culturale che esprimeva, in aperto contrasto con l’assioma estetico fascista secondo cui «l’arte, per esser tale, doveva essere fascista» (Farinacci).
Di fronte alle leggi razziali del 1938, il giornale esprime il suo netto dissenso e condanna quelle norme, definendole «leggi razziste contro l’umanità». In quella circostanza, il periodico fascista “L’Assalto” di Bologna chiederà esplicitamente la chiusura dell’Avvenire.
In un articolo giornalistico dei primi anni ’40, intitolato “La terza strada”, Fenu scrive di un’Europa «malata di anticapitalismo» e indica una via alternativa: la democrazia, intesa come lo spazio in cui si contemperano i diritti e i doveri sociali dell’uomo.
Nel 1942 pubblica il saggio di filosofia estetica “L’arte come personalità”, ritenuto «il più organico tentativo di rassegna e di esposizione dei principi di estetica cattolica fondata sulla validità della filosofia tomista, di cui Edoardo Fenu era sostenitore» (Angiolo Silvio Ori). In un altro saggio del 1944, intitolato “Le forze morali e i partiti politici”, il giornalista, filosofo e critico letterario riflette sul ruolo dei partiti e sulla morale laica e cristiana nei suoi rapporti con la democrazia.
Sono riflessioni preveggenti che anticipano la nota “questione morale”, ponendo argomentazioni di grande rilievo alla luce del degrado e della corruzione della vita pubblica italiana che si verificheranno nei decenni successivi.
Durante la guerra, L’Avvenire sostiene decisamente la posizione della Chiesa, che implora che «sia risparmiato un bagno di sangue ai popoli». Anche in questo caso, il fascismo minaccia i giornalisti del quotidiano di deferimento al Tribunale Speciale. Di fronte ai bombardamenti del 1944, Fenu si rifugia a Roma. Nel dopoguerra riprende i contatti con Raimondo Manzini e si avvicina ad Alcide De Gasperi, ma rifiuta coraggiosamente il ruolo di vicedirettore de Il Popolo.
Tra i diversi articoli di questo periodo, ne risulta uno di notevole delicatezza dedicato alla corregionale Grazia Deledda, che Fenu rievoca vividamente anche nelle sue conversazioni insieme a Salvatore Cambosu2.
Negli anni successivi continua l’attività giornalistica tra le pagine dell’Avvenire d’Italia con uno stile «umile, silenzioso, discreto come sempre, disinteressato e generoso».
In quel periodo di Guerra Fredda e di accesa contrapposizione ideologica, il quotidiano viene duramente attaccato da “squadre di attivisti” che arrivano a dare alle fiamme i fasci dei giornali nelle stazioni ferroviarie alle prime ore del mattino.
Fenu prosegue l’esperienza al giornale con Manzini fino al 1960. Da quel momento in poi collabora con articoli di opinione per L’Osservatore Romano, attività che manterrà fino agli ultimi anni di vita. Nella sua carriera scrive numerosi articoli di terza pagina di critica teatrale, letteraria e filosofica, oltre a una cinquantina di saggi raccolti nel 1943 nel volume “Incontri letterari” (editi dalla Società Editrice “Vita e Pensiero”).
Nel secondo dopoguerra, durante i periodi di allontanamento dal lavoro, trascorre i mesi estivi a Santa Lucia di Siniscola, dove si incontra con personaggi di spicco come Antonio Marongiu, Luigi Oggiano3 e altri intellettuali provenienti dall’ambiente locale e dal Nuorese.
Muore a Roma il 20 luglio 1972 e, rispettando una sua precisa volontà testamentaria, viene sepolto nel cimitero comunale di Siniscola.
Antonello Pipere





Antonello Pipere
NOTE
[1] In Francesco Atzeni, “Chiesa e cattolici in Sardegna tra ‘800 e ‘900”, Grafica Parteolla, Università di Cagliari 2013, p. 218: «A Nuoro si costituì per iniziativa di Salvatore Mannironi il Circolo cattolico di cui fecero parte Francesco Pala, Edoardo Fenu, Riccardo Murgia, Aurelio Espis, Venturino Castaldi, Gino Atzeri, Mario Canepa e Ignazio Serra».
[2] Cfr. l’articolo di Edoardo Fenu, Grazia Deledda: «Nei lontani mesi universitari, assai di frequente mi accadeva di penetrare nel silenzio di quella villetta, in compagnia del figlio Sardus e del cugino prof. Cambosu, ottimo novelliere; Grazia Deledda, con cordialità semplice, ci preparava lei stessa il solito caffè, la prediletta bevanda dei sardi, e poi ci ammetteva a una conversazione estremamente sobria; ci rivolgeva poche parole e lasciava parlare noi a nostro talento, senza però metterci d’impaccio e scrutandoci attentamente. La Sardegna tornava spesso nelle parole della scrittrice, con la nostalgia di chi, da tanti anni, non faceva più ritorno alla terra natia».
[3] Per i rapporti tra Edoardo Fenu e Luigi Oggiano, si vedano le lettere di Fenu a Oggiano del 4 aprile 1948, e la risposta di quest’ultimo del 28 aprile dello stesso anno, in occasione dell’elezione di Oggiano al Senato, in Archivio Storico Luigi Oggiano del Comune di Siniscola, sezione corrispondenze.
24.04.1948
Edoardo Fenu
l’Avvenire d’Italia
Redazione
Bologna, Via dei Mille, 20
Caro Luigi,
apprendo la tua elezione a senatore e desidero, al di là di ogni spiacevole malinteso di questi ultimi anni, felicitarmi con te per il bel successo.
Successo tanto più meritato, in quanto dovuto certamente sia al tuo personale valore che all’apporto del tuo partito. Non dubito che la tua opera in Parlamento sarà molto proficua, e in questo senso formulo gli auguri migliori.
Affettuosi saluti dal tuo Edoardo Fenu
28.04.1948
A Edoardo Fenu
Responsabile dell’Avvenire d’Italia
Via dei Mille, 20
Bologna
Caro Edoardo,
ricevo e molto gradisco la tua lettera con gli auguri.
Ero stanco per tanti pesanti doveri di interesse pubblico impostimi ed ai quali, solo per senso di civismo, non ho potuto né voluto sottrarmi, in un periodo tanto delicato, ed ora devo curvare le spalle sotto questo nuovo dovere tanto più pesante, impegnativo e difficile! E fossero almeno le forze pari ai buoni propositi ed all’animo!
Comunque, trarrò conforto proprio dal senso di civismo dall’amore alla Patria e particolarmente alla nostra povera Terra, e cercherò di sopportare il sacrificio (forse irreparabile per me che devo dal lavoro provvedere anche alla famiglia) dell’abbandono, sia pure limitato, dello studio.
Spero ci incontreremo in occasione dei viaggi che farò in Continente e sarò lieto, come sempre, di aver tue notizie che auguro ottime.
Affettuosamente
Luigi Oggiano
Opere di Edoardo Fenu
• 1925 – San Domenico di Guzman
• 1930 – Luigi Tosti e la conciliazione (studio antologico)
• 1933 – Il processo a Galileo
• 1937 – Giordano Bruno
• 1942 – L’arte come personalità
• 1943 – Saggio monografico su Freud
• 1954 – Raccolta di saggi di critica letteraria
• 1961 – Saggi di critica sulla letteratura italiana (profili e analisi su De Sanctis, Croce, i Vociani, i futuristi, i Crepuscolari, i Rondisti, Pascoli, D’Annunzio, Serra, Borgese e Pirandello).
• Epistolario inedito (comprendente fitti scambi epistolari con le personalità di vertice della cultura e del giornalismo del Novecento italiano).
Riferimenti bibliografici
• Atti del Convegno, maggio 1993, promosso dall’Associazione “Siniscola ‘90”.
• Prof. Odoardo Bertani, Cultura come servizio, in Atti del Convegno, maggio 1993, pp. 5-8.
• Angiolo Silvio Ori, Il giornalista Edoardo Fenu, in Atti del Convegno, maggio 1993, pp. 8-12.
• Edoardo Fenu, a cura di Francesco Floris, in La Grande Enciclopedia della Sardegna, Edizioni La Torre, 2002, p. 330.
• Ricerche d’archivio e tesi di laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.






